Gli Ulan Bator, certezza del nuovo rock francese,
dimostrano con quest'album quanto sia stretto
il loro rapporto con la musica italiana: la band
di Amaury Cambuzat oltre ad avere nella sua line-up
l'apporto alla chitarra di Egle Sommacal (ex-
Massimo Volume), al basso di Manuel Fabbro e alla
batteria di Matteo Danese (già con Meathead
ed Here), presenta infatti in alcuni brani l'apporto
strumentale di musicisti come Mario Simeoni e
Massimo Gattel. Inoltre l'album è stato
registrato in Italia (il suono è curato
da Lorenzo Caperchi) e la copertina è stata
disegnata da Andy dei Bluvertigo.
"Nouvel Air" presenta una vera e propria
"nuova aria": è il primo album
dopo l'abbandono di Olivier Manchion, fondatore
del gruppo nel 1995 insieme a Cambuzat, e si nota
una ricerca sonora estranea a quanto finora mostrato
nei precedenti lavori.
Lo scarto con il suo predecessore, l'ottimo "Ego:Echo",
è notevole: la forma-canzone non è
più martoriata, non si ricercano nuove
vie sonore, manca l'improvvisazione, i brani hanno
una durata ridotta e la poetica rumorista viene
sostituita da un'atmosfera da carillon, estasi
della dolcezza. Un album che in brani come "Atmosphere"
denota una cadenza inequivocabilmente pop. L'incedere
di "Réalité" rimanda a
passaggi della scena dark melodica, con gli strumenti
impegnati in un soffuso rincorrersi: si nota alle
spalle del gruppo l'apporto in studio di registrazione
di Robin Guthrie, chitarrista-tastierista fondatore
dei Cocteau Twins.
L'uso di strumenti quali l'organo hammond, lo
xilofono, il violino, il flauto, il wurlitzer
e il sassofono mostra un chiaro interesse ad ampliare
ed arricchire la scelta sonora della band, che
rimane comunque, per quanto possibile, fedele
alla sua etica musicale, come dimostra l'irruenza
di "Merci X Faveur".
Un lavoro malinconico, ancora basato su testi
onirici e capace di far spaziare la mente in cosmiche
percezioni di passato, come la splendida title-track,
adagiata sulla slide guitar di Egle Sommacal e
sui riflessi spaziali creati dal violino di Massimo
Gattel e dal flauto di Mario Simeoni. La nuova
aria proposta dagli Ulan Bator di Amaury Cambuzat
(oramai padrone indiscusso del progetto) ha i
contorni di una ninna nanna dilatata, straziante
e surreale, esemplificata dalla dolcezza senza
fine di "Airlines".
Un lavoro che si dimostra meno compatto e ispirato
di "Ego:Echo", con brani non tutti allo
stesso livello e a tratti con la spiacevole sensazione
di persistere in una situazione statica e monocorde.
Ma quando il gruppo decide di volare alto ("Airlines",
"Réalité", "Nouvel
Air", "Geisha Paname") dimostra
di avere ancora molto da dire, e di saperlo dire
in maniera eccellente.
collegamenti su MusiKàl!
Ulan Bator - Concerto
a Roma (9/2/02)