Coppia pericolosa e affascinante, quella formata
da VV e Hotel: quante ne abbiamo viste, nel cinema
e nella musica, di queste unioni oscure e minacciose?
La musica dei The Kills tiene fede molto bene
alla loro immagine, ma purtroppo è totalmente
all’oscuro del significato della parola
“variazione”.
I due affermano che “No wow” è
un disco molto diverso dall’esordio “Keep
on your mean side”, ma sinceramente
non vedo tutta questa distanza;lo schema, anzi,
è sempre lo stesso: un tono minimale e
sporco, una batteria elettronica piena di ricordi
Suicide, chitarre slabbrate e innamorate di un
blues senza compromessi, una voce femminile che
trasuda pericolo e sensualità. Certo, la
band ha messo a fuoco da subito la propria poetica,
ma non per questo dovrebbe rimanervi fedele in
ogni attimo; le canzoni di “No wow”,
inoltre, sembrano anche essere meno memorabili
di quelle del debutto (non ci sono cose splendide
come le vecchie “Superstition” o “Fried
my little brains”, per intenderci), e finiscono
per appiattirsi troppo.
Certo, il disco ha il suo impatto, possiede un
fascino grezzo difficilmente ignorabile e sa scuotere
le viscere, ma i momenti che si ricordano sono
pochi: uno di questi è la title-track iniziale,
dove la ritmica elettronica si fonde ad una vera
batteria, mentre la chitarra e le due voci si
uniscono per un crescendo inarrestabile; “Rodeo
town” trasporta la ballata su territori
inusuali, “Sweet cloud” pone in evidenza
la propria origine blues così come la conclusiva
“Ticket man” guidata da un pianoforte
(cosa avrebbe potuto essere questa canzone cantata
da Janis Joplin?). Altrove…beh, niente più
di brani onesti e rugginosi costruiti tutti allo
stesso modo, fatti per restare in testa (“Love
is a deserter” o il singolo “The good
ones”, con un intervento centrale di chitarra
da urlo), con atmosfere prese in prestito ai Royal
Trux o ai “4-track demos” di PJ
Harvey (alla quale riportano anche gli sfoghi
verbali di “I hate the way you love”,
mitigati da una seconda parte ancora più
torbida, simile al sesso dopo una lite furiosa).
Non c’è clamore ingiustificato,
attorno ai The Kills: dispensano con sapienza
fascino malato e pericolosità, e dimostrano
– in un periodo di rock eccessivamente gonfio
di suoni – come il minimalismo possa ancora
servire a creare ottima musica; solo, dovrebbero
imparare a fare tutto questo in più di
un unico modo, per evitare di ripetere all’infinito
la stessa identica canzone.
collegamenti su MusiKàl!
The Kills - Keep
On Your Mean Side
PJ Harvey - la Kalporzgrafia