Le chitarre ruvide, l'alternanza tra quiete e
improvvisi scatti di rabbia, una melodia a tratti
irresistibile. E' tutto racchiuso dentro i primi
tre minuti di questo riepilogo della loro storia,
la grandezza dei Nirvana.
Tre minuti che si intitolano "You Know You're
Right" unico brano inedito di tutta la raccolta.
Eppure bastano per ricordare che Kurt Cobain è
stato prima di tutto un grande autore di canzoni.
Il problema è che lasciatisi alle spalle
quei primi tre minuti inediti, il resto è
tutto noto. Il che porta a riflettere sul destino
riservato a musicisti come lo stesso Cobain o
Jeff Buckley
dopo la morte.
Dischi costruiti in qualche modo senza alcun
rispetto. E' questo come sempre, e come scriveva
il kalporziano Daniele Paletta riguardo a Buckley
("Songs To
No One 1991-1992"), che lascia l'amaro
in bocca. Perché se fosse per la qualità
della musica, ci sarebbe poco da obiettare. Difficile
trovare quindici canzoni di questo livello nel
repertorio di molti gruppi, figurarsi in un disco
solo.
I classici dei Nirvana, "Come As You are"
e "Lithium", "About A Girl"
e "Heart-Shaped Box", e il pezzo che
non poteva mancare per come ha cambiato il corso
della storia, almeno della loro, "Smells
Like Ten Spirits", sfilano uno dopo l'altro.
Con sfumature diverse tutte capaci di dare le
sensazioni che solo le grandi canzoni riescono
a dare,ripercorrendo l'evoluzione del gruppo,
dalla rabbia acerba di "Bleach" fino
alle atmosfere acustiche dell'"Unplugged"
che avrebbe dovuto chiudere la vicenda Nirvana,
intriso com'è di tanta malinconia e dolore
da non lasciare spazio a niente altro.
Perché in fondo aveva già detto
tutto la rilettura di "Where Did You Sleep
Last Night?" che chiude sia questo disco
un po' inutile che quel concerto, e che resta
la più bella e straziante versione di un
brano blues ascoltata da molto tempo a questa
parte.
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Jeff Buckley - le
recensioni