Il primo pensiero che si è installato
nella mente dei musicofili alla notizia dell’uscita
di nuovo materiale in studio per Devendra Banhart,
mentre l’eco dei peana innalzati nei suoi
confronti per quel capolavoro che risponde al
nome di “Rejoicing
in the Hands” ancora non si erano esauriti,
è stato quello di essere costretti da subito
a ridimensionare il nome del giovane autore.
Il punto è che chi immaginava “Niño
Rojo” come un album di scarti ha completamente
deragliato dai binari della ragionevolezza: questo
secondo lavoro in un anno è solo il fratello
gemello del precedente, niente di più e
niente di meno. E presenta un Banhart sempre più
vicino alle radici del suono americano, non più
impegnato in sarabande musicali come accadeva
ad esempio nel crescendo da togliere il fiato
di “This Beard is for Siobahn”, ma
interessato a una strumentazione più scarna.
Spesso e volentieri il ragazzo si accompagna esclusivamente
con la chitarra acustica, di quando in quando
si fa largo un violino come nell’estatico
splendore di “Water May Walk”, bucolico
istante scandito anche dal leggero tintinnio di
uno xilofono. Pur trascinati nella dimensione
sognante che fa di questo cantautore contemporaneamente
un araldo, un trovatore e un asceta, è
impossibile non rendersi conto di come la sua
voce particolare diventi sempre più un
sussurro, e tutto l’album sia in fin dei
conti una ninna nanna perpetua.
Se “Rejoicing in the Hands” è
il ragazzino scatenato, pazzoide e iperattivo
che manda al manicomio i malcapitati genitori,
“Niño Rojo” è il fratellino
timido, estremamente romantico ma ancora impacciato,
quello che non ha il coraggio di urlare le parole
al mondo e preferisce sussurrarsele facendo sua
complice la notte. Album notturno, dunque, e pacificante
che non disdegna comunque improvvise bizzarrie,
come l’inaspettata tromba che fa capolino
nella saltellante “We All Know” e
soprattutto il dondolarsi ubriaco della conclusiva
“Electric Heart” in odore di ragtime.
Il resto è semplicemente Devendra Banhart,
ed è stupefacente come questo ragazzo sia
riuscito a delineare un universo così composito
e al contempo così personale nel giro di
un mucchietto di mesi, senza perdere neanche un
granello della sua freschezza e senza lasciarsi
condizionare da chicchessia, ma proseguendo cocciuto
per la sua strada.
In “Niño Rojo”, oramai fattosi
uomo e fortificatosi anche di fronte al convito
di pietra della critica, Devendra si diverte a
giocare con i satelliti artistici che gli gravitano
intorno, dai Vetiver alla compagna di vita Bianca
Casady delle Cocorosie fino al padre putativo,
colui che gli ha dato fiducia e gli ha offerto
uno spazio nella sua attività produttiva:
Michael Gira. Siamo quasi alla fine dell’anno,
“Rejoicing in the Hands” continua
senza problemi a sostare sull’immaginario
podio dei meriti artistici – e nel posto
più elevato -, nessuno si stupisca se il
suo fratello più timido finirà per
trovare spazio qualche posizione più in
basso.
collegamenti su MusiKàl!
Devendra Banhart - Rejocing
In The Hands
Devendra Banhart + Cocorosie - Concerto
a Roma
The Angels Of Light - Everything
Is Good Here / Please Come Home