JENS LEKMAN - Night Falls Over Kortedala (Secretly Canadian, 2007)
di Stefano Folegati
Lo
stereotipo indie pop prevede cuori sempre troppo
piccoli per: contenere emozioni di commozione
e meraviglia per le piccole bellezze che gli
altri ignorano, esprimere rancore e indignazione
verso le piccole meschinità che gli altri
ignorano, sopportare astinenze sessuali pluriennali
nell'attesa o nel ricordo del vero amore, provare
empatia nei confronti dei propri amici e conoscenti
che hanno un lavoro schifoso o devono fare coming
out di fronte ai genitori bacchettoni: insomma
bisogna essere degli sfigati, e portare anche
un po' sfiga. Bene, Jens Lekman da Kortedala,
Svezia con questo secondo album sembra volersi
agguantare la corona di Re degli Sfigati con
tutte e due le mani. Ha tutto l'armamentario
del caso: una voce da crooner calda e melodrammatica,
una passione per gli arrangiamenti zuccherosi
da pop primi anni '60, e un ampio corredo di
battimani, vibrafoni, cori femminili e tutto
il resto.
Quello che lo salva è che spesso la superficie levigata del muro sonoro tutto violini e campanellini si squarcia per rivelare una estetica fai-da-te, le sontuose tappezzerie retrò rivelano un bricolage di campionamenti che il mite Jens assembla nella sua cameretta Ikea tra una tristezza qui e una malinconia là. È il caso dei “cali” degli archi in “If I Could Cry”, dei coretti accelerati di “I'm Gonna Leave You Because I Don't Love You”, del vecchio disco soul inceppato di “Kanske Ar Jag Kar I Dig”. Sparandola grossa, potrei dire che Lekman è uno che vorrebbe scrivere testi alla Stuart Murdoch, cantare alla Morrissey e mettere tutto insieme con la colla di Beck (e un pochino di Magnetic Fields).
Sto facendo il cinico, ma in verità il tenero Jens ha confermato di essere bravo, sul serio. Ha una sensibilità pop cristallina, padroneggia il vocabolario di decenni di easy listening e lo usa per costruire un racconto assieme privato e teatralizzato, sempre in bilico tra la pagina di diario e l'uscita da primadonna: alcuni episodi sono veramente memorabili, come il singolo “The Opposite of Hallelujah”, melodia leggerissima per raccontare un complicato rapporto tra fratello maggiore e sorellina, che finisce direttamente nella mia top 10 delle canzoni dell'anno.
È solo
che a volte melassa sonora e impacci emozionali
raggiungono il livello di guardia, e tra una
fidanzata scaricata che si attacca al puff anti-asma
per soffocare i singhiozzi e una canzoncina infantile
campionata per cinque minuti mi viene quasi paura
a riascoltare l'album. Si sa mai la sfiga sia
contagiosa.
collegamenti su MusiKàl!
Jens Lekman - Oh, You're So Silent Jens
Belle & Sebastian - la Kalporzgrafia
Beck - le recensioni
Magnetic Fields - 69
Love Songs
23 ottobre 2007
