Tra il 1961 e il 1967 Anna Karina, deliziosa
creatura danese naturalizzata francese, girò
con un Jean-Luc Godard all’apice della sua
creatività la bellezza di otto film (in
realtà sette più un cortometraggio,
realizzato per il film collettivo “L’amore
attraverso i secoli”): tra questi figurano
alcuni dei capisaldi del cinema dell’epoca,
su tutti “Band à part” e “Vivre
sa vie”. In quest’ultimo, tradotto
in Italia “Questa è la mia vita”,
Godard mette in mostra, torturando la prassi cinematografica,
la tragedia di una prostituta: è qui, alla
fine della pellicola, che avviene la morte
di Anna Karina (la quale, per sua fortuna,
è ancora viva e vegeta), fatta propria
a un quarantennio di distanza da un gruppo di
musicisti carpigiani.
Ed è interessante notare come, proprio
come il Godard dell’epoca, i The Death of
Anna Karina si divertano a destrutturare il senso
stesso della musica che mettono in scena, un post-punk
affiliato con l’hardcore ma pronto a gettarsi
in ipotesi ibride che ne caratterizzano in positivo
l’esito. È la loro opera seconda
“New Liberalistic Pleasures”, e a
giudicare dall’esordio del 2002 c’è
da dire che i ragazzi si sono dati una bella calmata.
Laddove regnava un universo di atrocità
e abrasioni continue, tra digressioni noisy
e sfuriate di hardcore duro e puro, ora gravita
una musica ondivaga pronta sì a gettarsi
a corpo morto su un materiale che sembra genuflettersi
di fronte ai Fugazi (ma meglio ancora di fronte
a tutto il catalogo Dischord, visto che ci sono
anche echi di Black Eyes e compagnia), ma altrettanto
capace di cambiare traiettoria e trasformarsi
in un proiettile vagante destinato a colpire al
cuore sia per le sue svisate funkeggianti –
il funk della scuola anglosassone di fine anni
’70, sia chiaro – che per le isterie
metropolitane degne di un David Byrne imberbe.
Il suono, nonostante il già citato eclettismo
della band, si dimostra compatto, segno indiscutibile
che i Death of Anna Karina hanno le idee chiare,
chiarissime; ne è ennesima conferma l’uso
sapiente del sintetizzatore, che arriva sempre
quando meno te lo aspetti a spiazzare l’ascolto,
trascinando la musica su un territorio neutro,
senza patria, senza protezione. Anche quando giocano
con il proprio nome, andando a ripescare registrazioni
di Godard e della Karina (non a caso inserite
a spezzare il ritmo di “jlg and Anna Karina
in a Bar”), lo fanno senza la naiveté
propria di chi prende le cose alla leggera.
Si respira aria da CBGB’s nelle undici tracce
di “New Liberalistic Pleasures”, dove
la liberazione del corpo perde la valenza misticheggiante
degli anni ’60 per acquistare una carnalità
luciferina e destinata alla sopraffazione, al
delirio. Probabilmente alla morte, come quella
che coglie la Karina in “Vivre sa vie”.
I complimenti sono stati fatti, l’unico
interrogativo rimasto in piedi riguarda la possibilità
di attecchire sul territorio italiano: ma questa
è una domanda alla quale non so trovare
alcuna soluzione. Dopotutto, se è vero
che “Every Revolution Is a Throw of Dice”,
l’unica cosa che resta da fare è
affidarsi alla sorte.
Bè, allora in bocca al lupo...
collegamenti su MusiKàl!
Fugazi - Argument
Black Eyes - Cough
David Byrne - Look
Into The Eyeball
Talking Heads - 77
Talking Heads - Remain
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