Quando Neil Young sale sul palco e si accomoda
su una sedia, circondato dalle sue chitarre acustiche,
davanti a due pianoforti e a un organo su cui
bruciano alcune candele, lo fa come se fosse entrato
in una stanza di casa sua.
Come se fosse la cosa più naturale del
mondo stare per tre ore da solo su un palco davanti
a duemila persone, sorseggia una tazza di caffè,
sistema una collezione sterminata di armoniche
a bocca. Poi attacca una canzone che nessuno conosce.
E' la sfida di questi concerti in solitaria, presentare
nella prima ora e mezza del concerto una manciata
di canzoni inedite legate una all'altra dagli
stessi personaggi e dallo stesso luogo, Greendale.
"E' la prima volta che mi succede"
spiega Young, impegnato a introdurre e a spiegare
i brani al pubblico. Quando qualcuno prova a protestare,
il musicista canadese lo zittisce con un "Fuck
You" che non lascia dubbi. Così per
un'ora e mezza si rimane stregati da questi racconti
che sanno di blues e folk, morte e redenzione,
suonate con un magnetismo indescrivibile. La forza
e l'intensità di Young solo sul palco sono
capaci davvero di stregarti.
Per un'ora e mezza ci si trova immersi in Greendale,
nei suoi personaggi e nelle sue storie. Poi arrivano
gli attesi classici dal repertorio di Young. Si
inizia con "Lotta Love" e per più
di un'ora si assaporano canzoni che a trent'anni
di distanza conservano intatta la propria magia.
Scorrono "Cortez the killer" e "Old
Man", "Pocahontas" e "Don't
Let It Bring You Down", una incantevole versione
all'organo di "Long May You Run".
E quando il musicista canadese si accomoda al
piano e suona le note nitide di "After the
Goldrush", si resta disarmati, paralizzati
dalla sua bellezza semplice e spoglia. Dopo tre
ore di questa musica, arriva giusto "Heart
of Gold" a chiudere il concerto di un artista
che dimostra ogni volta come nel rock si possa
invecchiare restando grandi.
collegamenti su MusiKàl!
Neil Young - Harvest
Neil Young - Are
You Passionate
Neil Young - Concerto
all'Olympiahalle di Monaco