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NATALIE MERCHANT
Concerto a Milano (Teatro Ciak) (20 maggio 2002)
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Il teatro Ciak è affollato per l'unica data italiana di Natalie Merchant, che in questa tranche del suo tour europeo propone un set acustico; oltre a Milano ci saranno date "unplugged" anche in Spagna, Belgio, Olanda e Francia. Fra il pubblico fanno capolino alcuni VIP, tra cui Massimo Bubola e Carmen Consoli (da tempo amica di Natalie, aveva collaborato al suo secondo album, "Ophelia"). Per il resto, il pubblico è decisamente sull'over-30, educato e composto, con una nutrita presenza di spettatori statunitensi accorsi ad ascoltare la propria concittadina. Un'audience molto "perbene" che non manca di applaudire graziosamente la cantautrice Andrea Mirò, che apre la serata con la sua grintosa commistione fra melodia italiana e le tradizioni francese e mitteleuropea.

Applausi molto più calorosi quando appare Natalie, con un vezzoso fiore fra i capelli e la gonna svolazzante: si siede al pianoforte e attacca "I'm Not Gonna Beg", il brano che chiude il suo ultimo album, "Motherland". Il messaggio è perentorio, e sulle prima fa un po' preoccupare: "Non vi supplicherò", per cosa? Gli applausi, la simpatia, il calore? Con il resto dello spettacolo, il senso si chiarirà: Natalie non avrà bisogno di supplicare, perché le basta essere diretta e solare com'è per rubare il cuore di chi la ascolta e la guarda.

Il registro cambia subito dopo, quando Natalie, scherzando sul fatto che non le piace stare sul palco da sola, viene raggiunta dai suoi due chitarristi, Erik Della Penna e Gabriel Gordon: i tre propongono in sequenza alcuni dei brani dell'ultimo disco, con un'impronta spontanea e diretta che ne valorizza le influenze tradizionali. "Motherland" non a caso è stato prodotto da T-Bone Burnett, il guru della musica delle radici americane, che ne ha saputo sottolineare le inflessioni folk e blues; nel concerto, degli arrangiamenti originari restano solo la chitarra acustica, il banjo e il dobro, peraltro perfetti per rendere ancora più "root" l'esibizione. Al resto ci pensa Natalie, con quel modo di sorridere e muoversi accompagnando la musica, e soprattutto con una voce che sa alternare dei "pianissimo" a improvvise esplosioni.

E il meglio deve ancora venire: Natalie torna a sedersi al piano, e comincia con "Wonder", dal suo album d'esordio "Tigerlily", la rassegna dei brani più vecchi. Con "My Beloved Wife" la ragazza di Jamestown assesta un colpo basso: riesce a rendere una delle canzoni più accorate del suo repertorio ancor più toccante, con la voce che affonda stoccate emotive che rischiano di farci mettere mano al fazzoletto. Sulla stessa lunghezza d'onda anche "Life Is Sweet" e "My Skin", da "Ophelia".

Ormai perfettamente a proprio agio, Natalie scherza col pubblico, si lamenta del caldo e si arrischia ad accettare richieste dalla platea: di nuovo assieme a Erik e Gabriel propone un'intensa versione di "St. Judas" e ringrazia tutti con "Kind And Generous".

Alla fine ti chiedi se questa splendida artista abbia il seguito che merita; quando era con i 10.000 Maniacs era stata ad un passo dal diventare una superstar, ma ha preferito una carriera solista che le ha assicurato un seguito fedele piuttosto che il successo planetario. Oggi è una donna di una femminilità disarmante, nella sua semplicità e schiettezza, lontana anni luce dai cliché di molte primedonne del pop, perennemente divise tra la provocazione radical-femminista e la canzoncina da parcheggiare in classifica.


Recensioni collegate:
Natalie Merchant - Motherland



24 maggio 2002




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