Il teatro Ciak è affollato per l'unica
data italiana di Natalie Merchant, che in questa
tranche del suo tour europeo propone un set acustico;
oltre a Milano ci saranno date "unplugged"
anche in Spagna, Belgio, Olanda e Francia. Fra
il pubblico fanno capolino alcuni VIP, tra cui
Massimo Bubola e Carmen Consoli (da tempo amica
di Natalie, aveva collaborato al suo secondo album,
"Ophelia"). Per il resto, il pubblico
è decisamente sull'over-30, educato e composto,
con una nutrita presenza di spettatori statunitensi
accorsi ad ascoltare la propria concittadina.
Un'audience molto "perbene" che non
manca di applaudire graziosamente la cantautrice
Andrea Mirò, che apre la serata con la
sua grintosa commistione fra melodia italiana
e le tradizioni francese e mitteleuropea.
Applausi molto più calorosi quando appare
Natalie, con un vezzoso fiore fra i capelli e
la gonna svolazzante: si siede al pianoforte e
attacca "I'm Not Gonna Beg", il brano
che chiude il suo ultimo album, "Motherland".
Il messaggio è perentorio, e sulle prima
fa un po' preoccupare: "Non vi supplicherò",
per cosa? Gli applausi, la simpatia, il calore?
Con il resto dello spettacolo, il senso si chiarirà:
Natalie non avrà bisogno di supplicare,
perché le basta essere diretta e solare
com'è per rubare il cuore di chi la ascolta
e la guarda.
Il registro cambia subito dopo, quando Natalie,
scherzando sul fatto che non le piace stare sul
palco da sola, viene raggiunta dai suoi due chitarristi,
Erik Della Penna e Gabriel Gordon: i tre propongono
in sequenza alcuni dei brani dell'ultimo disco,
con un'impronta spontanea e diretta che ne valorizza
le influenze tradizionali. "Motherland"
non a caso è stato prodotto da T-Bone Burnett,
il guru della musica delle radici americane, che
ne ha saputo sottolineare le inflessioni folk
e blues; nel concerto, degli arrangiamenti originari
restano solo la chitarra acustica, il banjo e
il dobro, peraltro perfetti per rendere ancora
più "root" l'esibizione. Al resto
ci pensa Natalie, con quel modo di sorridere e
muoversi accompagnando la musica, e soprattutto
con una voce che sa alternare dei "pianissimo"
a improvvise esplosioni.
E il meglio deve ancora venire: Natalie torna
a sedersi al piano, e comincia con "Wonder",
dal suo album d'esordio "Tigerlily",
la rassegna dei brani più vecchi. Con "My
Beloved Wife" la ragazza di Jamestown assesta
un colpo basso: riesce a rendere una delle canzoni
più accorate del suo repertorio ancor più
toccante, con la voce che affonda stoccate emotive
che rischiano di farci mettere mano al fazzoletto.
Sulla stessa lunghezza d'onda anche "Life
Is Sweet" e "My Skin", da "Ophelia".
Ormai perfettamente a proprio agio, Natalie scherza
col pubblico, si lamenta del caldo e si arrischia
ad accettare richieste dalla platea: di nuovo
assieme a Erik e Gabriel propone un'intensa versione
di "St. Judas" e ringrazia tutti con
"Kind And Generous".
Alla fine ti chiedi se questa splendida artista
abbia il seguito che merita; quando era con i
10.000 Maniacs era stata ad un passo dal diventare
una superstar, ma ha preferito una carriera solista
che le ha assicurato un seguito fedele piuttosto
che il successo planetario. Oggi è una
donna di una femminilità disarmante, nella
sua semplicità e schiettezza, lontana anni
luce dai cliché di molte primedonne del
pop, perennemente divise tra la provocazione radical-femminista
e la canzoncina da parcheggiare in classifica.
Recensioni collegate:
Natalie Merchant - Motherland