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MUSE - Concerto al Palavobis di Milano (19 ottobre 2001)

di Riccardo Finarelli

Energia, rabbia, potenza. Questi i tre aggettivi che posso ricavare dal concerto dei Muse di Venerdì al Palavobis. Palco minuto, due schermi ai lati del palco con immagini differenti tra loro, telecamere sulla cassa della batteria, sui manici delle chitarre, a lato della tastiera, molto originale, cameraman sul palco. Luci molto fantasiose ma quasi solo bianche, nessun colore sul palcoscenico, tre palloni bianchi sullo sfondo. C' è una grossa attesa, pubblico molto giovane che canta a gran voce le canzoni che anticipano il concerto, Nirvana, Smashing... Poi luci spente, grandissima solita calca sulle prime file. E dopo 4 secondi il primo tizio mi sorvola la testa, e inizia il delirio.

Mi ritrovo sbalzato dalla quarta fila a dieci metri di distanza, ho un bel da fare per non cadere e non far cadere i vicini, c' è un'atmosfera carica, energia pura, tutto il concerto esprime potenza elettrica. Si salta, ci si abbraccia, ci si aiuta, si urla, nemmeno il tempo per gli applausi.Non si concedono grosse variazioni rispetto alle tracce originali, solo le correzioni che vengono dettate dalla mancanza di una chitarra quando Bellamy si adopera alla tastiera. Infatti "New Born" e "Bliss" vengono eseguite senza, purtroppo. Notevole ogni vocalizzo, ogni spunto di voce è uguale se non superiore che nelle tracce da studio. Una performance vocale veramente memorabile, sembra non avere limite l'estensione di Bellamy. Appare estremamente concentrato, nessuna pausa, nessun dialogo con il pubblico, nessuna esitazione. Mi rimane impressa "Feeling Good", anche perché rappresenta uno dei pochi momenti del concerto dove non si salta. Un lungo respiro emozionante. Il resto è una festa, uno sfogo, il festival del lasciarsi andare e del pogare correttamente, qualche surfer (spero che la ragazza caduta di faccia davanti a me stia bene...) ma sempre nella massima correttezza e nel clima più ilare possibile. Comunque un'ora e mezza filata di musica, senza fronzoli, dialoghi o pause. Rock, potente, deciso e coinvolgente.

Non posso segnalare una canzone particolarmente ben eseguita, tutte hanno rispettato le enormi aspettative delle registrazioni studio, e questo è già moltissimo. Gli animi si surriscaldano per le più ascoltate: "Plug it Baby", "Bliss", che forse rappresenta l' apice del concerto, "New Born". Propongono anche un inedito, interessante. Del resto, non possiamo che augurare ai giovani Muse di proseguire in questa direzione, quella del rock senza bisogno di etichette, di travestirsi, di spaccare chitarre o mandare tutti a cagare. Il rock insomma.



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