Sono trascorsi cinque mesi dalle ultime date
di Matthew Bellamy (voce, chitarra, piano), Chris
Wolstenholme (basso) e Dominic Howard (batteria),
ed i Muse riappaiono
in Italia. Questa volta, però, l’occasione
è unica e l’evento rigorosamente
sold out.
È “Hysteria”, ultimo singolo
estratto dal già storico “Absolution”,
che celebra l’inizio di un concerto in cui
sono proprio le note dell’ultimo album a
tessere la trama sonora: da un’eterea “Sing
for absolution” che, nota dopo nota, si
trasforma in una sorta di corale evocazione alle
stelle, ad una “Time is running out”
coi suoi battiti scanditi dagli stivali di memoria
ejzenstejniana proiettati in background. E, indubbiamente,
le proiezioni visuali ed una cura estrema per
gli effetti luce e l’illuminazione in generale
colpiscono: certo, se ci si presta attenzione,
qualche volta sono proprio loro a mascherare i
frequenti fuori tempo di batteria, marcando con
impulsi visivi irresistibili i battiti sonori
fuori onda…
Pecche ritmiche a parte, nello spettacolo non
possono non scintillare, per quanto ormai lontane
nel tempo, opere quali una inquieta “Muscle
museum”, o le più recenti “Citizen
erased” e “Space dementia”.
Queste ultime due con lo splendido contrasto di
un Bellamy dapprima alle prese con riff di chitarra
distorta (purtroppo non sempre domati alla perfezione),
quindi al piano, ed in questa versione decisamente
al meglio del proprio vigore espressivo.
Da una immancabile “Plug in baby”
ad una “Forced in” che appaga i più
raffinati, il concerto si chiude sulla schizoide
“Stockholm syndrome”, peraltro con
tanto di distruzione piuttosto demodé di
strumenti: lavoro evitabile anche per una band
nostalgica del Pete Townshend dei tempi d’oro.
Vandalismi o meno, la sensazione al ritorno della
luce nel Mazdapalace è quella di un concerto
scivolato via in fretta, probabilmente troppo
per un’unica data, e forse con qualche svista
in più rispetto al passato.
Sicuramente i Muse restano un punto fermo, nel
loro connubio di essenzialità, ricerca
e perfezione e storcere il naso rischia di essere
fuori luogo. Ma è proprio per questo motivo
che l’orizzonte di attesa di un loro concerto
è sempre il più alto possibile,
ed in tutto questo durata e distrazioni si fanno
sentire non poco. Tuttavia, c’è sempre
una prossima volta e la voglia di ascoltarli e
sentirli di nuovo alla prova non può che
restare.
Scaletta:
Hysteria
Dead star
New born
Sing for absolution
Citizen erased
Space dementia
Ruled by secrecy
Sunburn
Butterflies and hurricanes
The small print
Forced in
Muscle museum
Time is running out
Plug in baby
Bliss
(encore)
Apocalypse please
Blackout
Stockholm syndrome
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