A dimostrazione dell'incredibile vitalità
dei Sonic
Youth esce, a soli due anni di distanza da
"N.Y. Ghosts &
Flowers", il nuovo album del gruppo newyorchese.
La band, che si presenta con la conferma dell'integrazione
nell'organico di Jim O'Rourke, appare veramente
in buona forma. Come d'abitudine il prodotto esce
per la Geffen (utilizzata per i lavori destinati
al "vasto" pubblico, mentre per le registrazioni
più sperimentali si passa sempre attraverso
la Sonic Youth Records), ma risulta prodotto dal
quintetto e registrato e mixato da Jim O'Rourke.
Chi si aspettava un suono rivoluzionato proprio
grazie all'arrivo del geniaccio di Chicago, rimarrà
abbastanza deluso. Dopotutto l'aveva dimostrato
già la tournée dell'anno passato;
l'identità musicale di O'Rourke non è
tesa a stravolgere il lavoro ventennale di Moore
e compagnia, anzi, si amalgama alla perfezione
e tutt'al più va a coprire alcune zone
rimaste scoperte nell'intelaiatura musicale. Il
che rende l'insieme più ricco, andando
ad evitare il pericolo della noia e donando ancora
più forza alle canzoni.
Come dimostra l'attacco di "The Empty Page",
che ricorda il periodo magico di "Daydream
Nation". Perfetto come brano di lancio, semplice,
lineare, accattivante, giocato su un suono liquido
e mai particolarmente distorto, "The Empty
Page" corre il rischio di creare aspettative
che non verranno confermate dal resto dell'album.
Ma basterà ascoltare la lunga coda di "Disconnection
Notice" - che va a salvare una canzone che
avrebbe altrimenti corso il rischio di finire
facilmente nel dimenticatoio - per capire come
i Sonic Youth non abbiano ancora perso la loro
voglia di esplorare, di perdersi nel flusso delle
note e di abbandonarvisi completamente.
A chi poi fosse ancora in dubbio sulla questione,
basterà arrivare con l'ascolto a "Karen
Revisited" e "Radical Adults Lick Godhead
Style", ovvero due tra le più alte
punte mai raggiunte dal gruppo del Downtown, Manhattan.
La prima presenta da principio un ottimo crescendo
strumentale e vocale (la canzone è cantata
da Lee Ranaldo), prima di arrestarsi improvvisamente,
quasi che il suono cadesse in una voragine senza
fondo lasciando il posto ad un rumore angoscioso,
prodotto da due chitarre distorte e da un riverbero
con un sottofondo della batteria, estenuante e
incessante, che porta il tutto ad un graduale
annullamento del rumore, sorta di necessaria catarsi
(nel senso tragico e greco del termine). Catarsi
che si concretizza nella seguente "Radical
Adults..." ecc., sempre cantata da Moore
con un trasporto che si lega perfettamente alla
sonorità essenziale e trascinante, sempre
in bilico tra l'esplosione e l'involuzione. Due
perle che insieme alla conclusiva "Sympathy
for the Strawberry" - dove si nota forse
maggiormente la mano sapiente di O'Rourke, nel
disegnare uno splendido scenario strumentale perfettamente
a cavallo fra i fantasmi newyorchesi del precedente
lavoro dei Sonic Youth e i passaggi folk-rock
del suo "Insignificance",
prima dell'irrompere della voce profonda di Kim
Gordon - valgono da sole il prezzo dell'album.
Un album dove si notano anche le influenze di
gruppi come Unwound e Papa M, ma dove si nota
(soprattutto) la forza dirompente di Gordon, Moore,
O'Rourke, Ranaldo e Shelley (messi diligentemente
in ordine alfabetico) e la loro voglia di poter
parlare ancora a lungo. E di saperlo fare.
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