La Norvegia, ricca di petrolio, natura sconfinata
e di così tanti salmoni da rischiare di mangiarli
nel caffellatte, è sempre stata molto avara
di gruppi e/o solisti musicali. Al contrario dei
cordialmente odiati vicini svedesi, i quali possono
contare su una base underground da fare impallidire
tutti gli altri paesi scandinavi (per tacere dello
sciagurato Mediterraneo…), i norvegesi concedono
al mondo poche rarità legate al mondo delle
sette note. Ma quando questo straordinario evento
si compie, il risultato è altamente efficace,
qualitativo e vagamente straniante. Chi ama la classica
non può negare la peculiarità di Grieg
rispetto a tutti gli altri compositori romantici
dell'epoca; chi detesta il pop demenziale delle
charts prova un senso di tenerezza verso dei vecchi
frequentatori di classifiche come gli A-ha, i quali
divennero stars attraverso melodie facili ma non
banali, venate di una sottile malinconia nordica.
Gli anni '90 ci hanno invece portato l'inventiva
e la tecnica dei Motorpsycho, gruppo nato a Trondheim
nel 1989 ed ormai passato attraverso una numerosa
serie di albums, concerti e gigs. Preceduti dal
gruppo pistoiese dei Rollercoaster, francamente
deludenti, monocorde e certo non aiutati da un'acustica
a dir poco spaventosa, Snah & Co. deliziano
il non folto pubblico con una miscela sonora assolutamente
affascinante e degna di migliori… teatri.
E' davvero scandaloso ascoltare musica in posti
simili, dove perfino le urla dei fans arrivano distorte
all'orecchio! Apparentemente incuranti di tutto
ciò, Saether, Snah e Gebhardt (con la complicità
di un quarto al Fender) sciorinano la loro grande
arte, fatta di lunghissime digressioni chitarristiche,
serrate da una ritmica spesso ipnotica ed ossessiva.
Essi toccano con sublime noncuranza la psichedelia
alla Pink Floyd ed il progressive stile Genesis/Camel,
il pop perfetto vagamente brit-pop/sub-pop ed il
prog-jazz sincopato ed imprevedibile dei Soft Machine
post-Kevin Ayers.
Storditi da tanto ben di Dio (e dalla solita tremenda
distorsione all'interno del tendone…) cominciamo
ad avere sentori e visioni di Doors ("Light my fire")
ed addirittura Killing Joke, il tutto centrifugato
con qualche dose di Dinosaur Jr. e Sebadoh. Superato
il 150° minuto, tra splendide suites ed improvvise
impennate ad altissima velocità, abbiamo
la definitiva certezza che questi satanassi del
Grande Nord siano tra i più grandi musicisti
contemporanei e che Snah sia nato con…la chitarra.
Domani salmone nel caffellatte?
Miguelito 10 marzo 2002
Il
concerto è stato come al solito grandioso,
anche se il più bello resta quello
del Fillmore di Cortemaggiore ad aprile. Comunque
il tendone era sì schifoso, ma l'acustica
era buona (almeno davanti dove ero io!)