A dare retta a quelli che la sanno lunga, si
dovrebbe iniziare a disquisire sull’inutilità
di dischi dal vivo come questo e su tutte quelle
cose di cui avrete già letto tante altre
volte. Solo che in questo caso si rischia di non
cogliere il nocciolo della questione. Ossia che
"Live At Earls Court" è la testimonianza
di una rivincita pura e semplice, di come il vecchio
Morrissey ha giocato l'industria musicale inglese,
e non solo quella, grazie ad un pugno di canzoni
che nessuno si aspettava potesse comporre a questo
punto della carriera. E’ questo il senso
del disco dello scorso anno, "You
Are the Quarry", e questo celebra "Live
At Earls Court", nient'altro. Un disco registrato
dal vivo a Londra che non dice nulla di nuovo
su Morrissey, e difficilmente avrebbe potuto farlo.
Eppure un inizio come "How Soon Is Now?",
qui in una versione coincisa eppure sostanzialmente
fedele all'originale, è ancora qualcosa
di spiazzante. Morrissey si mostra a suo agio
rispolverando il passato insieme agli Smiths,
da quell'attacco di chitarra che dà il
via a "Big Mouth Strikes Again", passando
per classici come "There Is a Light That
Never Goes Out" e "Shoplifters of the
World Unite", fino allo struggimento di "Last
Night I Dreamt That Somebody Loved Me". Essendo
però il disco in cui il cantante di Manchester
celebra la sua vittoria su chi lo credeva finito,
c'è soprattutto il presente da far pesare.
Ed è un presente di tutto rispetto. Canzoni
dall'aria spensierata, "First of the Gang
to Die", "The World is Full of Crashing
Bores" e "I Like You", oppure pagine
intrise di dolore, "I Have Forgiven Jesus"
e "Friday Mourning", con quel senso
di inadeguatezza e frustrazione nei confronti
del mondo che Morrissey descrive da maestro.
Come nelle versioni in studio le chitarre sono
aggressive, il ritmo è pressante, le parole
taglienti come ai tempi migliori. Ma non c’è
soltanto la celebrazione di "You Are the
Quarry", anche perché la carriera
solista del Nostro non è stata avara di
grandi canzoni. Mancano tracce dell’esordio
"Viva Hate", ma in compenso ecco "The
More You Ignore The Closer I Get" con quel
suono fresco e quella grazia che ha soltanto il
pop migliore. La vera sorpresa è scovare
l’omaggio a Patti Smith di "Redondo
Beach", ma non è certo un’interpretazione
capace di dare una svolta al disco. Così
"Live At Earls Court", che non mostra
novità rispetto alle versioni dei brani
registrate in studio, è un album che si
ama proprio perché non è necessario,
perché per una volta rappresenta una celebrazione
doverosa. Non cambierà il destino di Morrissey,
ma quello ha già provveduto "You Are
the Quarry" ha mutarlo.
collegamenti su MusiKàl!
Morrissey
- Ringleader
Of The Tormentors
Morrissey - You
Are The Quarry
The Smiths - The Smiths
Patti Smith - Concerto
al Teatro Comunale (Ferrara)
Patti Smith - Concerto
al Festival di Correggio (RE)