Salerno non deve portare molta fortuna a Moltheni. Se alla vigilia del concerto di novembre, che questa sera si recupera, si infortunò fratturandosi il piede, nella giornata di oggi un piccolo episodio ha rischiato di rovinare la serata di artista e pubblico: l’addetto dell’Iroko incaricato di comprare due set di corde per chitarra acustica ritorna con due mute per elettrica; meno male che erano quelle di riserva e che sulle due Gibson erano già montate quelle giuste. La scenetta ci fa temere di dover assistere a un concerto con la chitarra in sordina… ma, per fortuna, tutto è andato via liscio come l’olio senza nessun intoppo.
L’attesa, però, è stata a dir poco snervante, visto che la serata si è trasformata in un piccolo festival con addirittura 3 band che si sono alternate sul palco: ci si chiede il perché di questo strazio visto che, per via di tre gruppi di cui nessuno già si ricorda più nemmeno il nome, abbiamo dovuto aspettare sino alla una e tre quarti della mattina per l’esibizione di Moltheni.
Il concerto è acustico e non c’è sezione ritmica: è la naturale appendice dell’ep “Io non so come te” e ad accompagnarlo c’è solo il piano Rodhes del fido Pietro Canali e la chitarra semiacustica di Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi.
Il set viene presentato richiedendo il silenzio che uno sparuto pubblico concederà quasi mai e ancora non si capisce perché la gente debba andare a vedere qualcuno suonare e poi si disinteressi completamente di chi sta sul palco.
Umberto Giardini però non si fa impressionare facilmente e stupisce da subito: la giornata piovosa e l’umidità potrebbero far pensare ad eventuali cali di voce ma, già dall’esordio, offre una performance vocale di rara potenza e calore.
Arriva subito un classico, l’eponimo del primo disco “Natura in Replay” poi “Bufalo” mette in chiaro che "Toilette Memoria" è, senza ombra di dubbio, il suo album migliore: questa versione dal vivo ne fa scoprire, nonostante la scarnificazione strumentale che dovrebbe renderla addirittura più intima, una vivacità e un’energia che sul disco si intuiscono appena.
Arrivano in sequenza tre pezzi dell’Ep: “Tu”, “Montagna Nera” e “Felce” vengono riproposte identiche alla stesura in studio, restituendone le atmosfere evocative che fanno da sfondo al corso introspettivo ed ermetico dei testi. La prima parte del concerto sfila così via tranquilla e ha funzioni di preparazione per una seconda parte in cui il cantante marchigiano dà il meglio di sé quando pesca ancora nei brani di "Toilette Memoria": una versione quasi urlata di “Nella Mia Bocca” (uno dei pezzi migliori della serata) palesa tutto il talento della sua scrittura fatta di metafore impossibili e slogan poetici che fissano l’autore Moltheni in una condizione di unicità nel panorama del cantautorato nazionale; “l’Età Migliore” resuscita finalmente l’attenzione del pubblico e qualcuno la canta a memoria, “Eternamente Nell’Illusione di Te” esplode in una lunghissima coda strumentale che dà un ampio saggio della bravura tecnica dell’insieme, anche se, a dirla tutta, dalla presenza di Pipitone, che per tutto il concerto si limita a piccoli inserti sulle armonie dell’altra chitarra, a qualche arpeggio e ad usare le corde come strumento percussivo, ci aspettavamo un po’ di più.
C’è spazio per i vecchi classici e per un inedito: “Verano“ “è una canzone molto vecchia” resa con una interpretazione da vertigine, che comprende inattesi virtuosismi alla voce. Moltheni si compiace, ride, ammicca a una ragazza in prima fila tradendo quella immagine timida e austera che si è costruito negli anni. “E Poi Vienimi a Dire…” è suonata con assoluta fedeltà mentre “Il Bowling o il Sesso” viene riproposta con la sola chitarra acustica e raggiunge il vertice di intensità della serata.
La chiusura è affidata naturalmente a “Suprema” che suggella l’ora e tre quarti di un concerto privo di effetti speciali ma giocato esclusivamente sulla sostanza delle canzoni e sulle emozioni che queste hanno saputo creare, riempiendo di una luce calda e radente una serata uggiosa e partita male.
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