La sorte sembrava aver voltato le spalle a Grant
Lee Phillips. Sciolti i Grant Lee Buffalo, detto
per inciso uno dei gruppi più sottovalutati
degli anni novanta, si è trovato senza
un casa discografica disposta ad appoggiarlo e,
in generale, senza particolari attenzioni da parte
del mondo musicale. Chissà che questa non
si sia rivelata invece la sua fortuna. Lasciato
libero di voltare pagina, senza legami e senza
grandi attese a cui prestare attenzione, Grant
Lee ha colto l'occasione per esprimere fino in
fondo tutta la propria creatività. O meglio,
come dice ringraziando i propri maestri Michael
Stipe e Robyn Hitchcock, per seguire una visione.
Ossia una propria idea di musica.
Ecco cos'è "Mobilize", uscito
da qualche mese negli Stati Uniti ma ancora senza
distribuzione in Italia, e non a caso il musicista
americano lo ha inciso praticamente tutto da solo.
Il disco della svolta, si direbbe in questo caso,
in ogni caso il disco che ha il merito di riportarci
il talento di Grant Lee Phillips lucido come ai
tempi di "Fuzzy" e "Mighty Joe
Moon". Sebbene sia un artista cambiato, perché
"Mobilize" è un lavoro che trasuda
curiosità e inventiva, idee e suoni, elettronica
e chitarre, in cui i suoni rimandano ai Beach
Boys di "Pet Sounds", agli ultimi R.E.M
e ai Radiohead
di "OK Computer".
Pieno zeppo di melodie, come sono lì a
dimostrare le armonie solari di "We All Get
a Taste" e "Beautiful Dreamers",
due autentiche delizie pop, e l'incedere trascinante
di "Humankind". Ma anche ricco di canzoni
che si muovono più lente e profonde. Si
prendano l'apertura classica di "See America"
oppure il dolce naufragio sintetico di "Lazily
Drawning" o ancora la scarna e dolorosa "Like
a Lover", straordinario esempio di incontro
tra musica elettronica e acustica. E per dire
quali siano diventati gli orizzonti di Grant Lee
Phillips basta ascoltare "Spring Released",
ritmica spezzata e intrecci di chitarra a ricordare
addirittura il Beck di "Odelay".
Un disco sigillato da due ballate eccellenti,
"April Chimes" e soprattutto "Sleepless
Lake", placida e sognante distesa acustica
che non può non incantare. Un ritorno in
grande stile.
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