Più apprezzato di "War
Child" da molti dei fan dei Jethro, "Minstrel
in the Gallery" gli è in realtà
inferiore, nonostante la bella copertina derivata
da una stampa di Joseph Nash.
Il tessuto strumentale è più povero:
le tastiere di Evans, pressoché disoccupato,
sono sostituite dall'invadente orchestra di Palmer
che, soprattutto nella smorta suite "Baker
St. Muse", accompagna quasi costantemente
la chitarra acustica e il canto. Ne risulta, complessivamente,
un romanticismo senza molto costrutto, un po'
polveroso e di maniera, dove persino la chitarra
di Barre sembra sovente girare a vuoto, nel tantativo
di dare sostanza ad arrangiamenti che suonano
non molto curati: anche se probabilmente le pecche
stanno già nella fase di composizione.
Persino la title track, di grande intensità
nella prima parte acustica, denuncia una certa
stanchezza di fondo proprio quando si fa monumentale
grazie ai riff effettistici ma riempitivi e ripetitivi
di Barre.
Sebbene i passaggi suggestivi non manchino -
e in questo senso la brevissima e conclusiva "Grace"
occupa uno dei primi posti - essi sono esili e
dovuti quasi unicamente all'elemento vocale, alla
voce vibrante di Anderson: manca in sostanza,
come abbiamo già anticipato, un adeguato
supporto strumentale. Gli archi suonano come un
surrogato poco convincente, vagamente ruffiano.
C'è sentore di svogliatezza, di vacanza.
Forse non è un caso che Hammond-Hammond
si sia ritirato a vita privata proprio dopo l'uscita
di "Minstrel ": la disoccupazione,
qui, colpisce persino lui, e non è un buon
segno; la sua ritmica potente aveva segnato in
modo evidente i tre concept degli anni precedenti.
Uno stile più superficiale - che maturerà
pienamente l'anno successivo - si sta facendo
strada: senza la coerenza e la personalità
(e nemmeno il coraggio) delle precedenti realizzazioni,
con l'epoca del progressive - almeno di quello
più vitale - rapidamente declinante, i
Tull inaugurano un suono per palati, o meglio
orecchie, facilmente soddisfabili, un frullato
decadente di generi che va dal rock duro, quasi
hard per l'appunto, al pop e al melodico.
Come spesso accade, i prodromi di una mutazione
(o degenerazione, a seconda del punto di vista)
sono accettabili per i denigratori come per i
sostenitori.
1.
Minstrel in the Gallery
2. Cold Wind to Valhalla
3. Black Satin Dancer
4. Requiem
5. One White Duck/O10 = Nothing at All
6. Baker St. Muse (Pig-Me and the Whore, Nice Little
Tune, Crash-Barrier Waltzer, Mother England Reverie)
7. Grace
I
commenti
Pippo 30 luglio 2003
In
sostanziale disaccordo. Sebbene sia evidente
la stanchezza nella ricerca dell'originalità,
evidenziata dall'abbandono degli strumenti
che avevano caratterizzati i due lavori precedenti
( Warchild e APP ), Minstrel è un album
che rende giustizia alle capcità compositive
di Ian Anderson e alla perizia strumentale
del gruppo.
Baker Street Muse è una riuscita rielaborazione
delle suite precedenti trattata per rendere
meno traumatici gli stacchi tra i momenti
acustici e quelli "elettrici". Cold
Wind to Valhalla è Ian Anderson che
dice alla nascente scena metallara inglese
( si affacciavao in quegli anni invadendo
i free festival ): "Questo è quello
che voi vorretse saper fare, peccato che noi
lo sappiamo fare meglio di voi e lo facciamo
già da un po' ad ogni gig che teniamo".
Per nulla d'accordo nel vedere qui l'inizio
della ricerca dell'ascolto "facile".
Anzi, forse è proprio il fallimento
di Minstrel ( il 1° vero fallimento ),
perchè ancora troppo elaborato, nelle
charts americane spingerà Anderson
alla totale autodemolizione nel successivo
e francamente irritante "Too Old...".
Popten 23 agosto 2002
Bah...così
come mi ero complimentato con il recensore
per il 'trattamento' riservato ad Heavy Horses,in
questo caso sono assolutamente in disaccordo!La
storia è sempre la stessa:questo disco,così
come Thick as a brick,è di ascolto
certamente più complesso e dunque meno
leggero dello stesso Heavy Horses come anche
di Aqualung.Ma questo non è ASSOLUTAMENTE
indice di un qualcosa di negativo,tutt'altro!E'
vero anche che,in effetti, Minstrel in the
gallery segna il passaggio dei Tull da produzioni
prog a favore di lavori per lo più
rock o folk e,come tale,risulta un disco un
po' ibrido,ma a mio parere di altissimo livello.Insomma,per
gli amanti del rock,indirizzatevi senza esitazione
su Aqualung;a chi piace principalmente rock-prog,prendete
senz'ombra di dubbio Thick as a brick(CAPOLAVORO
ASSOLUTO) e poi acquistate Minstrel in the
gallery;Heavy horses,poi, è molto gradevole,e
certamente più tendente al folk.Questo
è il mio parere,ovviamente condivisibile
quanto disprezzabile...