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MAX GAZZE'
Concerto a Reggio Emilia (Festa de l'Unità) (3 settembre 2000)
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di Federico Olmi scrivi un'email

Max Gazzè - Concerto a Reggio Emilia (Festa de l'Unità) Inizio del concerto: ore 22.40 anziché 22.00. Tanto per cambiare: alzi la mano chi ha mai assistito ad un concerto rock incominciato in perfetto orario. Noi non ancora; forse accadrà quando avremo i capelli bianchi, chissà. Ma stiamo divagando, rientriamo sui binari.
Gazzè Max: eravamo piuttosto curiosi di ascoltarlo suonare e, soprattutto, cantare. Il raffinato e leggero stile, inusuale di questi tempi, di canzoni come "Il timido ubriaco" e "Una musica può fare" ci avevano ricordato il Battiato de "La voce del padrone", un pop personale e fuori dalle mode. Persino la voce di Gazzè somiglia in certi toni a quella del cantautore siciliano. Il primo desiderio è stato quello esaudito, anche se in modo solo sufficiente; il secondo è rimasto allo stadio di puro impulso cerebrale. Spieghiamoci bene. Innanzitutto la qualità del suono era francamente di infimo livello: la voce annegava in un brodo elettrico primordiale; decifrare le parole un'epica impresa: e, considerando che i testi delle canzoni sono spesso originali e un punto di forza di Gazzè, ci è dispiaciuto non poco. L'organico utilizzato, unitamente all'acustica tutt'altro che "filarmonica" del tendone della Festa dell'Unità, ha, a nostro parere, contribuito al risultato sonoro scadente. Insomma, a costo di attirarci innumerevoli strali, lo vogliamo dire: passi per le tastiere, che però hanno senso solo con un audio adeguato che le renda un minimo riconoscibili, indipendenti e utili - e non è questo il caso -, ma per la musica di Gazzè due chitarre ci sembrano davvero troppe. Oltretutto "grattugiate" per la maggior parte del concerto, tanto per fare un sacco di rumore molto rock. Le canzoni di Max non ne hanno tratto alcun giovamento, anzi: chi di lui non conosceva nessuna canzone si sarà fatto un'idea distorta (e per noi inferiore alla realtà) di certi brani; per quanto ci riguarda preferiamo nettamente le versioni sanremesi delle sue due canzoni sopracitate, che rendono molto meglio lo spirito dei testi: ebbene sì, meglio un delicato accompagnamento orchestrale, una batteria poco invadente e poco amplificata e il basso di Gazzè, fondamentale ovunque e suonato con bella padronanza: quelle chitarre in stile punk erano i classici cavoli a merenda. Per ciò che concerne i brani eseguiti mi duole assai, cari lettori, che non fosse disponibile uno straccio di scaletta ufficiale. Comunque, se vi accontentate, eccovi qualche delucidazione: oltre a "Una musica può fare", conclusione del concerto (cioè ultimo bis), ci sono state elargite, fra le altre, "Il timido ubriaco", secondo pezzo eseguito, "L'uomo più furbo del mondo", "Del tutto personale", "Su un ciliegio esterno", tutte dell'album "Max Gazzè", "Quel che fa paura" e "Il bagliore dato a questo sole" dal disco "Contro un'onda del mare" (il primo del cantautore romano), "Cara Valentina", "La favola di Adamo ed Eva", che dà il titolo all'album omonimo, "Vento d'estate", brano cantato nel 1998 con Niccolò Fabi.

Merita certo una prova d'appello Max Gazzè, da svolgersi possibilmente in un luogo diverso: ma questo concerto, nonostante le apparenze arrembanti, sapeva un po' troppo di routine, di stanchezza, di imbalsamato (troppe date nel tour?), come dire: "se proprio dobbiamo farlo, facciamolo"; nemmeno i tre o quattro siparietti offerti, tra cui quello finale quando tutti i musicisti, Max compreso, si mettono a martoriare la batteria, sono riusciti a dissipare questa impressione. Il tendone della Festa non era decisamente straripante di pubblico. E ora a voi le uova marce e i pomodori.


Recensioni collegate
Max Gazzè - Ognuno fa quel che gli pare
Franco Battiato
- La voce del padrone



5 settembre 2000




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