Il ritorno di Will Oldham porta ancora la firma
di Bonnie Prince Billy, un appellativo a cui sembra
essersi affezionato dopo aver via via abbandonato
i vari Palace, Palace Brothers, Palace Music,
oltre al proprio vero nome.
Sulla copertina del nuovo capitolo di una discografia
ormai corposa, campeggia il suo viso che, coperto
da una foltissima barba, pare una misteriosa figura
dell'America rurale più sperduta. La musica
di "Master and Everyone" sembra perfetta
per descrivere volti come questo.
Un disco essenziale come è sempre stata
la musica di Will Oldham, fatto di canzoni spoglie,
private di qualunque orpello, eppure più
rifinite e dirette rispetto al passato. Canzoni
classiche, in definitiva, costruite una dopo l'altra
da qualche accordo di chitarra e dalla voce pigra
del Nostro, rese più aggraziate dagli interventi
alla voce di Marty Slayton, dal raro tocco inaspettato
di qualche strumento, come il violoncello di "The
way". L'impressione è che "Master
and Everyone" rappresenti il punto più
alto raggiunto dalla scrittura di Will Oldham,
il momento in cui la sua ispirazione si è
espressa in canzoni indimenticabili.
Brani notturni interpretati con un filo di voce,
ballate amare che si chiedono "Perché
non posso essere amato per quello che sono, un
uomo tra uomini, un lupo tra i lupi?", "Wolf
Among Wolves". Riflessioni sull'amore affidate
ad un country scheletrico e amaro, "Even
If Love". Un'atmosfera buia che ricorda da
vicino quella di certi racconti di Flannery O'Connor,
eppure affrontata con una grazia che rende l'oscurità
meno opprimente rispetto al passato.
Si incontrano sprazzi di leggerezza e di serenità,
"Hard Life" e "Joy and Jubilee",
che ricordano le atmosfere rilassate dei Palace
di "Viva Last Blues". E poi una canzone
dalla bellezza fuori dal tempo intitolata "Ain't
You Wealthy, Ain't You Wise?", profonda e
disarmante come il Leonard Cohen degli esordi.
E i paragoni che saltano alla mente per "Master
and Everyone" sono proprio questi, Leonard
Cohen, Nick
Drake, Bob
Dylan.
Un grande disco.