Quel Martin L. Gore. Al secolo tastierista, chitarrista,
paroliere e quant'altro vi aspettereste da un
musicista a tutto tondo in un gruppo chiamato
Depeche Mode.
Da sempre, la voce ed i suoni del biondo dell'Essex
sono stati parte integrante dello spirito creativo
di questa band, un gruppo che la storia della
musica l'ha incisa coi propri suoni, quella stessa
storia che scorre sotto pelle a Gore dal glam-rock
sino alla rivoluzione digitale.
Voce e suoni che si sono espressi in modo autonomo
in diversi progetti solisti: prima tappa fondamentale,
l'ep "Counterfeit" del 1989, mentre
quest'anno è stata la volta del novello
"Counterfeit²", dove le rielaborazioni
di pezzi, sia recenti che più datati, si
slega dalle versioni originali con la collaborazione
e supervisione di Paul Freegard ed Andrew Philpott.
Unica data italiana, quella di Milano si apre
proprio con la canzone che inaugura il nuovo progetto
del musicista, "In my time of dying".
E prepara il pubblico a quella che sarà
la prima parte, in spirito raffinatamente elettronico,
del concerto. Una ouverture in cui quella voce,
melodiosa ed incisiva allo stesso tempo, scivola
sulle basi e campionature di Philpott, punteggiata
dall'inseparabile chitarra semiacustica e da accordi
di tastiera. E' in questa interpretazione essenziale
(sono solo in tre sul palco), ma fonte di sonorità
accurate, che vengono riprese "Only when
i loose myself" e "Sweetest Perfection".
Quest'ultima, nemmeno a dirlo, è nel nome
stesso (la più dolce perfezione) descrizione
stessa della propria esecuzione: forse il punto
di maggiore chiarezza espressiva dell'intero concerto.
Ma non è solo elettronica: ampio spazio
è dato ad arrangiamenti in acustico, come
nel caso di "In your room", eseguita
in un connubio da brivido voce - piano. Sulla
stessa linea, sono riconquistate altre canzoni
dei Depeche, come una struggente "A question
of lust", un'inattesa "Shake the disease".
E, sebbene questi pezzi risultino stranianti nella
nuova veste, le dote vocali di Gore ridanno loro
nuovo vigore. L'ep "Counterfeit" è
un poco emarginato dalla scena, tuttavia ben rappresentato
da "Never turn your back on Mother Earth",
eseguita sempre in acustico, e tuttavia lascia
ampio spazio ai nuovi lavori di Gore. "By
this river" di Brian Eno perde un poco di
efficacia nell'arrangiamento live, così
come la "Loverman" di Nick
Cave, sebbene, di nuovo, vi sia tanto di encomio
dal punto di vista della performance. E, comqunque
sia, sono "Lost in the stars" e "Stardust"
(tra l'altro singolo di lancio del nuovo album)
a far fremere dall'emozione e risvegliare chi
si fosse smarrito. Laddove, sicuramente, chi sta
sul palco conosce benissimo la propria via, ed
ha ottenuto un nuovo favore nella propria consacrazione
all'arte della musica.
Recensioni collegate
Depeche Mode - Exciter
Depeche Mode - Concerto
al Filaforum di Milano
Depeche Mode - Dream
On (12")
Nick Cave - le
recensioni