Come un fumetto acido, di nome Slim Shady, o come la folle vita del giovane artista, di nome Eminem. E Marshall? Questo secondo album completa la serie. "The Marshall Mathers" schiera il solito repertorio di vita vissuta, e la vena micidiale del malvagio Slim Shady. Ma queste maschere non sono più sole. Fa il suo debutto il titolare, l'attore e non il personaggio, la persona e non l'artista a raccontarci
la sua realtà. Il biondo spilungone alla corte
del nero più importante del rap, il bianco del
ghetto, il rapper più noto (famigerato?) della
scena americana. E dunque mondiale.
Persino in Italia ce ne siamo accorti, anche se un po' in
ritardo, e un bel po' lentamente. Il sito ufficiale
di Eminem dopo aver ricordato il milione e settecentomila
copie della prima settimana negli States, e mentre
annuncia il quinto platino, prende a parlare del
resto del mondo. E vanno bene i quattro platini
in Canada, ma la notizia è l'Europa. Un
po' dappertutto è già disco d'oro,
in Inghilterra è stato primo nelle charts,
ora credo sia secondo, lì intorno insomma.
Grossa lacuna, l'Italia che non compare affatto.
Probabilmente è ancora un po' presto perché
il rap mieta anche da noi. Solo, un rammarico.
Sentendo un po' in giro ho avuto l'impressione
che Eminem fosse considerato una specie di Van
Damme del rap. Un ciarlatano, insomma. La firma
di Dre, produttore e protettore (diciamo pigmalione
va'), dovrebbe essere una garanzia sufficiente,
e comunque gli effetti speciali dell'album sono
tutti di Eminem e soci. Il signor Marshall Mathers
vinse il campionato mondiale di freestyle a Los
Angeles, e con la penna in mano aveva già
liberato il talento di paroliere di gran classe.
"Slim Shady EP" lo scrisse, e credo
persino lo pubblicò, prima dell'arrivo
di Dre, che ci mise poi le sue produzioni e la
sua esperienza. Il successo commerciale è
una conseguenza, e non una tara.
When
I just a little baby boy,
my momma used to tell me these crazy things
She used to tell me my daddy was an evil man,
she used to tell me he hated me
But then I got a little bit older and I realized,
she was the crazy one
But there was nothin I could do or say to try to change
it
cause that's just the way she was
Ma veniamo all'album. Mai bollino fu più
appropriato. Il "Parental Advisory"
sulla copertina dovrebbe difendere il ragazzino
da tracce non solo sboccate, ma realmente shockanti,
offensive nel senso più puro. C'è
quella in cui Eminem uccide sua madre e quella
in cui tortura e uccide una ex, poi c'è
Slim Shady che ci informa, nel singolo trainante
dell'album, del rapporto orale (in senso biblico)
fra Christina Aguilera e Fred Durst dei Limp Bizkit.
Niente male eh! C'è anche Marshall che
ci parla del suo fans, di Stan, che uccide la
sua ragazza (incinta) e muore perché trascurato
da Eminem. Ancora Marshall Mathers che ci rivela
"The Way I Am", e i turbamenti della
star in "Marshall Mathers". Molte maschere,
ma un solo stile. Le tracce paradossali, quelle
amare e quelle folli e disperate godono la medesima
classe e il talento del miglior Eminem. La fantasia
e la creatività innanzitutto, ma le metafore
e le trovate linguistiche sono appena il primo
livello. Di altissima qualità, certo, solo
che il carisma dell'mc ha bisogno anche di altro.
Di carisma, appunto. La capacità di far
passare il suono, l'energia oltre il senso. In
una parola, il flow. E al momento, quanto a flow,
Eminem è insuperabile. Questo l'mc. Per
quel che riguarda le produzioni, la mano di Dr
Dre ha la solita limpida ispirazione, meno felici
le altre. Che poi sono quelle di Eminem, comunque
di livello accettabile. Niente da dire sulla traccia
più sorprendente (insieme a "Drug
Ballad" e "Marshall Mathers", entrambe
con Eminem al mixer). Per "Stan" va
in produzione una leggenda dell'hip hop quale
The 45 King. La base è discreta, non ubriaca,
è leggerissima e sfumata, e tesa. Tesa
fino all'ultima nota, e ben diversa dall'opulenza
melodica di Dre a cui anche Eminem si ispira.
OKAY,
I'M READY TO GO PLAY
I GOT THE MACHETE FROM O.J.
I'M READY TO MAKE EVERYONE'S THROATS ACHE
La somma di tutto è un album sensazionale. Per
i testi, per le produzioni, per la qualità del
messaggio. Un altro merito però va ascritto al
giovane Marshall, e riguarda la sua immagine. Eminem
è riuscito a rendere commerciabile e popolare
un discorso acre e indigesto. E' un artista scomodo,
abbastanza maleducato da essere uno di quegli eroi maledetti
che tappezzano le camerette degli adolescenti. Invece
è un insieme di contraddizioni. I malesseri e
le lotte di cui ci parla sono solo roba sua, e non è
facile farne il simbolo di qualcosa. Tanto più
che, lo ripeto, è il rapper più famoso
del momento, è bianco, ma sta di casa col campione
dell'hip hop nero. Per qualcuno potrebbe essere la morte
degli ideali, o la povertà spirituale dei giovani
d'oggi. Che so, un segno dei tempi. Visto il successo
e lo splendore di tanto album, chi non concepisce il
bianco del ghetto si goda almeno lo spettacolo. Bel
colpo!
12
agosto 2000
Track
list:
1.
Public Service Announcement 2000
2. Kill You
3. Stan (leggi il
testo tradotto in italiano)
4. Paul (skit)
5. Who Knew
6. Steve Berman (skit)
7. The Way I Am
8. The Real Slim Shady (leggi
il testo tradotto in italiano)
9. Remember Me?
10. I'm Back
11. Marshall Mathers
12. Ken Kaniff (skit)
13. Drug Ballad
14. Amityville
15. Bitch Please II
16. Kim
17. Under the Influence
18. Criminal
I
commenti
Rabbit
4
novembre 2003 Yo
Yo
Eminem is the best,
especialy when seen in the rest,
his voice breaks everything
and never can be against him.
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