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MARLENE KUNTZ - Concerto al Palazzo dello Sport Carnera (Udine) (2 marzo 2001)

di Stefano Zedde

Marlene Kuntz - Concerto a Udine E' ripassata come un vortice di stridenti suoni inebrianti, crudi e graffianti, l'orgia sonora live dei Marlene Kuntz, in un palazzetto, quello di Udine, dove ci si aspettava più gente di quanta ce n'è stata: 2000 circa le anime travolte da un crescendo di astrali violenze sonore divise tra parterre (i più) e spalti, consce che gruppi spalla non sarebbero saliti sul palco come da copione.

Un'attesa durata almeno un anno si è vaporizzata alle 21 e 59 spaccate quando le note di "Cara è la fine" hanno infettato l'aria d'apertura e hanno condotto a "2001: odissea nello strazio", entrambe riprese dall'ultimo lavoro "Che cosa vedi": l'onda sonica è già tagliente, il rock sidereo è in funzione. Il concerto si sviluppa in progressione passando dalle perfette esecuzioni dei nuovi pezzi come "Canzone d'oggi" a vecchi brani quali "Canzone di domani", "Trasudamerica" e "Ape regina" (una basso imprendibile). L'esibizione è ormai lanciata con l'esecuzione de "Il vile"e "la canzone che scrivo per te" (due strofe "italiane" nuove sopperiscono alla "mancanza" di Skin).
Le parti strumentali prendono il sopravvento su ogni attimo di volume: vengono magistralmente arricchite le avvolgenti "Nuotando nell'aria" e "Infinità", con "Grazie" (tributo al pubblico) termina la prima parte, sanguigna e reale.

Il seguito non si fa attendere per niente e inizia scaricando l'onda d'urto del propagandista "Mk", il pezzo più rumoroso, e di "Ho ucciso paranoia". Enzimi di "Spore" e sublimi rumori da camera introducono "Sonica", i fulmini di chitarra che schizzano dal palco trasformano il tutto in una trance sonora che vale la presenza.

Sicuramente pago, è un piacere per il fisico ascoltare "E poi il buio", brano che chiude il concerto alle 23 e 59 esatte.
Sacrificati molti brani de "L'odio migliore" in favore dell'ultimo lavoro e di molte parti strumentali, i Marlene, come di consueto, hanno dato tutto sul palco, una coesione di menti e suoni che in questo momento, almeno in Italia, non ha eguali: che il genere piaccia o no, l'aria che esprimono è ormai più amore che gioco: il gioco è bello ma dura poco, l'amore è bellissimo ed è infinito.


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21 maggio 2001

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