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MARLENE KUNTZ
Concerto al Fillmore (Cortemaggiore - PC) (25 aprile 2005)
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di Paolo Bardelli

Marlene Kuntz - Concerto a Udine

Non si poteva che essere maledettamente curiosi di sentire il risultato della virata suadente delle sonorità marleniche di “Bianco Sporco” alla prova del concerto. E occasione migliore non ci poteva essere che un bel concerto primaverile all’aperto, nella imponente Piazza Cavalli di Piacenza, per il Sessantesimo della Liberazione. I Marlene Kuntz non sono politici, ma c’erano in quella mitica Woodstock Resistente che fu il concerto del 25 aprile ’95 a Lemizzone di Correggio (RE), per cui verrebbe da dire che “tutto scorre ma ritorna” e ciò è una bella sensazione. Se il Tempo con la T maiuscola è stato dunque gentiluomo, quello atmosferico ha giocato invece qualche scherzetto e ci si è ritrovati per forza maggiore, dopo la fila in autostrada e fuori dal locale, al Fillmore, in quella classica ambientazione da club che farà da sfondo al tour dei Marlene appena iniziato.

Prima sorpresa: ci sono delle tastiere sul palco. Si scopre poi che vengono suonate da Rob Ellis, il loro produttore. Se si considera – giustamente – che la forza e l’unicità dei M.K. sono sempre state nei ricami sonici delle chitarre, si dovrebbe concludere che le tastiere snaturano il suono live marleniano. Paura. Invece no, entrano dove devono entrare (ad esempio con le strings in “Bellezza”, primo brano in scaletta) ma escono se di troppo (in molti pezzi Ellis suona gli “ovetti” e altri semplici strumenti ritmici). E soprattutto rendono da brividi un’esecuzione, nel finale, di “Schiele, Lei, Me”, solo pianoforte e chitarra di Tesio.

Ma ripartiamo dall’inizio: dopo “Bellezza” ci si aspetta che la band di Cuneo continui a rimarcare la sua nuova pelle di eleganza proseguendo con brani di “Bianco Sporco”, e invece c’è la seconda sorpresa. Inizia un set che potrebbe essere tratto da “Live In Catharsis”: “Ineluttabile”, “1° 2° 3°”, “Ape Regina”, “Canzone Di Domani”, e due classici come “Sonica” e “Festa Mesta” sparati per il pubblico pogaiolo che non aspetta altro. E sparati con la stessa grinta, la stessa rabbia, gli stessi movimenti nervosi che hanno fatto dei Marlene Kuntz una tra le band più potenti che possa capitare di vedere dal vivo.

Dopo sparute concessioni ad album come “Che Cosa Vedi” (“Cara E’ La Fine”) e “Senza Peso” (“A Fior Di Pelle”), i M.K. serbano i gioiellini raffinati di “Bianco Sporco” per il finale, quando è rimasto solo chi è venuto proprio per sentire loro e se n’è già andato chi “Cazzeggia In Compagnia Che Tanto E’ Gratis”. L’impatto e la potenza scemano, ovvio, ma canzoni come “A Chi Succhia” e “I Poeti” hanno insite in loro un fascino che rimane immutato anche dal vivo.

E’ tardi e si è tentati ad andare via nonostante il concerto non sia finito: per fortuna non lo si fa. “E Poi Il Buio” mai così intensa ci sorprende in ammaliante stordimento, Godano canta che non c’è “neanche un graffio di luna nel cielo” e la musica si interrompe di scatto. Lirismo e drammaticità, la canzone perfetta marleniana: ecco il trait d’union tra le due anime dei Marlene, entrambe esistenti oggi e diverse a tal punto da essere difficilmente conciliabili dal vivo. Belle entrambe, ma a fatica proponibili ad uno stesso tipo di pubblico. Quello dei Marlene si divide ormai in due frange: quello “cazzeggiatore” del Fillmore, che potrebbe coincidere con i vecchi fans che non transigono e non vogliono sentir parlare di svolte, e quello “post Che Cosa Vedi”, affascinato da come i M.K. coniugano perversione sonora e melodia.

Si vedrà dunque nei prossimi concerti se i M.K. vorranno continuare con questa scelta ibrida, non netta come quella già compiuta su disco, o se concluderanno la loro evoluzione dando la precedenza anche dal vivo ad altri registri. A noi comunque piacciono così: in fondo in fondo, delle due anime e dei due pubblici… chissenefrega!


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26 maggio 2004




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