La Marlene batte la Signorina Else. Non doveva essere una sfida anche se il titolo tradiva un “vs.”, semmai un sottofondo musicale, un connubio, un binomio. Invece i Marlene hanno obbligato lo spettatore a seguire più loro che le immagini del classico di Paul Czinner (pellicola del 1928 recentemente restaurata dalla Cineteca del Comune di Bologna), lo hanno preso per mano e carpito, rapito, stordito.
Piuttosto che sottolineare i passaggi visivi con interventi musicali in sync con le immagini (come invece fa la Grande Orquestra De La Muerte), la band di Cuneo ha preferito creare l’humus, materializzare un’atmosfera attraverso diversi motivi tessuti da Tesio con la sua chitarra perfetta, sotto alcune basi minimali di Maroccolo (batterie elettroniche molto scarne) e gli interventi di tutti gli altri. Godano più in disparte, meno protagonista, fischietta ogni tanto, borbotta alla Massive Attack, per questa volta è stranamente un comprimario. La scena viene rubata spesso anche da Bergia, soprattutto quando fa partire colpi di cassa mirati e dosati che danno piccoli sussulti, mentre Ivana Gatti armonizza il tutto a volte con il theremin, a volte con i suoi vocalizzi stavolta funzionali e non sopra le righe come le capita spesso.
Il Cinema Tognazzi (eh sì, Cremona è la città dell’indimenticato Ugo…) ascolta attento, si può dire che cinque atti su sei sono prerogativa dei Kuntz, delle loro note, mentre solo il tragico finale del film si prende il suo spazio emozionale. Le parti più riuscite sono di certo la scena del treno, con un Bergia in grande spolvero sulle spazzole e una tesa efficacia musical-visionaria quando i due protagonisti escono dall’ultima carrozza ed ammirano il panorama in movimento, e quella del malore del padre di Else, arrembante crescendo sonico.
L’armonizzazione prosegue cupa, non ci sono aperture e questo è forse solo l’unico difettuccio: i Marlene non riescono a rendere spensierate, e nel film lo sono, nemmeno le vacanze sulla neve della Signorina Else. A loro interessa accerchiare lo spettatore, disorientarlo, come nella logica di “111” o nelle loro spore più riuscite. E’ davvero difficile pensare che questo è il gruppo che fra pochi giorni inizierà il tour teatrale di “Uno”, quello della “svolta italiana” ecc. ecc. Qui siamo lontani trilioni di anni luce, a Cremona va di scena della sperimentazione allo stato puro e forse qualcosina di questa sarebbe stato meglio fosse entrata in “Uno” in qualche maniera, ma questo è un altro discorso.
Passando per un riuscito pezzo musicale che ricorda a tratti i C.S.I., per il riff di basso di Maroccolo, si arriva così al finale in cui i Marlene salutano il pubblico: qualcuno si alza, come si fa per gli spettacoli importanti, per la Traviata e quelle robe lì.
Come si fa a teatro. Che sia di buon auspicio?
collegamenti su MusiKàl!
Marlene Kuntz - la Kalporzgrafia
Massive Attack - la Kalporzgrafia
C.S.I. - la Kalporzgrafia
Gianni Maroccolo - A.C.A.U. La nostra meraviglia