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MARK LANEGAN
Concerto al Transilvania (Milano) (8 dicembre 2001)
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Alle 9 e mezzo di sera Mark Lanegan sale sul palco insieme al suo gruppo, 2 chitarristi, un bassista e un batterista. Nessuna parola, nessun saluto, niente da dire al pubblico. Soltanto in un paio di occasioni mormorerà qualcosa che dovrebbe sembrare un thank you. Dopo quaranta minuti Lanegan saluta e se ne va. Tornerà poco dopo, giusto in tempo per suonare ancora un'altra manciata di minuti e chiudere il tutto alle dieci e venti. Tutto qua. Questa la fredda cronaca di un'esibizione troppo breve, mentre il pubblico se ne andava lamentandosi dopo aver provato inutilmente a richiamare i musicisti che spiegavano come avrebbero voluto continuare a suonare, ma si doveva aprire la discoteca... Fate un po' voi.

Verrebbe voglia di parlar male di Lanegan, del suo distacco, della sua chiusura affrettata. Eppure non si riesce. Perché nonostante tutto il concerto ha dimostrato a tutti come Lanegan è un grande artista, forse il solo della sua generazione a riuscire ancora a dire qualcosa di profondo e significativo con la propria musica.

Innanzitutto per quella voce cavernosa e roca, dal timbro unico, ruvido e cupo. E poi per quelle sue canzoni che sono autentici classici, a partire da "Pendulum", con cui ha aperto il concerto, e dalla travolgente "Borracho", via via fino agli episodi del recente "Field Song". Perché gli autori che possono annoverare capolavori come "One Way Street" si contano davvero sulle dita di una mano.

Il suono dal vivo è meno intimo, più slabbrato e psichedelico, segnato dalla chitarra del fedele Mike Johnson, già negli indimenticati Dinosaur Jr, più aperto alle improvvisazioni e potente. Lanegan canta quasi nascosto nel buio, senza farsi notare, senza spiccicare parola. Lascia parlare la sua musica e le sue canzoni. Peccato solo non averne potute ascoltare ancora qualcuna.

Recensioni collegate
Mark Lanegan - Field Song


10 dicembre 2001




I commenti
 
Marco marco.vecchione@libero.it 10 marzo 2002
Beh che dire...sono davvero esterrefatto dal commento dei gestori del locale Transilvania Live di Milano dentro il quale ho potuto assistere alla performance del superlativo Mark Lanegan, di cui non mi sono lasciato sfuggire nemmeno un disco da quando ha iniziato la sua favolosa carriera assieme a uno dei gruppi padri del grunge ovvero gli Screaming Trees di cui il buon Mark era leader indiscusso.
Per quanto riguarda il concerto sono d'accordo con chi ha scritto la recensione. E' stato già detto tutto. Io l'ho vissuto bene, a parte la scarsa durata la band ha messo insieme un sound deciso e amaccatamente elettrizzante pieno di vitalità rock, con la sola differenza che la voce è di quelle che non si scordano in fretta. Bassa da far paura ma anche potente e vigorosa, piane di fumo e whiskey...quel whiskey per il fantasma sacro che Lanegan decanta nell'omonimo capitolo della sua discografia solista.
Una sola perplessità appunto mi sorge spontanea: se per legge i concerti non possono superare le ore 22,30 come mai questa "regola" assurda l'ho vista applicare per la prima volta in vita mia al Transilvania Live?...gli altri sono tutti fuorilegge?
Grazie dell'ascolto.



luca luca@kalporz.com 11 gennaio 2002
lo staff del Transilvania ha fatto sapere con un comunicato stampa che per legge i concerti non possono continuare dopo le 22.30 e che la band di Lanegan non ne ha voluto sapere di anticipare l'inizio dell'esibizione.


sergio Barrionuevo 9 gennaio 2002
strepitoso mark lanegan
fin troppo originali i marpioni del transilvania che hanno avuto la bella pensata di sospendere un concerto irripetibile per arrotondare, berlusconidi d'oltre tomba, le loro già pingui casse - forti. speriamo ci sia un girone dantesco solo per loro!


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