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MARK LANEGAN BAND + NICK OLIVIERI
Concerto al Velvet (Rimini) (13 novembre 2004)
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di Ludovica Delpiano scrivi un'email

fonte: www.onewhiskey.com

Sabato 13 novembre, il Velvet di Rimini stasera è gremito, fuori diluvia e il vento porta via, ma dentro, nonostante il freddo, l’atmosfera è carica e calda. C’è gente venuta da mezza Italia per l’ultima data italiana di Mark Lanegan , ragazzi che lo seguono dai tempi degli Screaming Trees, quando ad ogni concerto ci si domandava se “lui” si sarebbe presentato sul palco o se sarebbe rimasto perso nei suoi incubi al sapore di “brown sugar”. Ci sono anche nuovi convertiti, grazie al suo breve periodo come membro degli ormai “smembrati” Queens of the Stone Age. Comunque sia, il pubblico è felice di vedere e sentire nuovamente l’uomo che considerano quasi come un amico, uno che ce l’ha fatta a sopravvivere a se stesso, agli eventi, ai compagni di viaggio, Kurt e Layne.

La band, seduta a cena e coccolata dallo staff del Velvet con delizie culinarie locali , scherza e cerca di nascondere la preoccupazione per l’improvviso cambio di chitarrista, avvenuto il giorno prima, infatti stasera, a inforcare la chitarra sarà nientemeno che Nick Oliveri, ex bassista e seconda mente (ingiustamente liquidata) dei QOTSA, che al momento apre i concerti della Mark Lanegan’s Band con un “one man show” acustico. Sarà un concerto interessante.

Ore 22.15, Nick Oliveri, con la chitarra in spalla, fa la sua entrata sul palco. Un grido di supporto si leva dalla folla, Nick saluta, è stanco, le vicissitudini dell’ultimo anno l’hanno senz’altro segnato, ma il ragazzo ama quello che fa, non potrebbe fare altro nella sua vita perennemente incasinata, e così attacca il suo acustico, soprattutto pezzi del suo ultimo disco con Mondo Generator “A Drug Problem that Never Existed”, pezzi punk che nonostante la difficoltà, Nick riesce a trasformare in ballate dal sapore malinconico. Quando Lanegan appare per cantare “Autopilot” (dal secondo album dei QOTSA, “Rated R”) accompagnato da Norm Block alla batteria, il pubblico va giù di testa, salutano, applaudono, fotografano. Mark resta anche per “4Corners” l’ultimo pezzo, molto bello, di “A Drug Problem….” , e l’acustico di Oliveri finisce. Per il genere di musica che propone, forse l’idea di questi unplugged, non è delle migliori, ma bisogna riconoscere a Nick, il coraggio e la passione che possiede e questa sfida, probabilmente, lo renderà un musicista “migliore”.

L’attesa dura i pochi minuti per il cambio palco, ma fischi e urla di richiamo si fanno sempre più insistenti e finalmente le luci si abbassano e la band prende il palco. Inizia con “Sideways and Reverse” secondo singolo del suo ultimo album, “Bubblegum”; è tirato forte, strizza l’occhio ai Queens of the Stone Age ma mantiene la sua identità, è rock carico e senza fronzoli, chitarre psichedeliche e distorte, piuttosto distanti dal Lanegan più melodico e tendente al blues a cui ci eravamo abituati. Il concerto prosegue con “Hit the city” e “Wedding Dress” anche loro tratti da “Bubblegum”, e “One Way Street” da “Field Songs”.

È un concerto carico di energia, tutti i musicisti (incluso Oliveri che se la cava egregiamente per uno che ha dovuto imparare 20 pezzi in 48 ore) danno veramente un’impressione di unità e fluidità, Eddie Nappi al basso e Brett Nettson alla chitarra, si lasciano andare a pieno ritmo con assoli e virtuosismi sottili ma efficaci. Norm Block picchia con foga le sue pelli e aggiunge adrenalina a un set già di per sé molto efficace. Anche Shelley Brien, ai cori, finalmente si fa sentire oltre che guardare. E poi c’è lui. Tenendo salda l’asta del microfono con due mani, quasi come se fosse la “copertina di Linus”, Lanegan è in forma, la sua voce calda e roca penetra nella pelle di chi ascolta e fa scorrere un brivido collettivo tra i fans in visibilio. Non è un caso che quest’uomo sia diventato una leggenda. I suoi testi raccontano anni di lacrime e sofferenza personale, storie di anime perse per strada e santi ubriaconi, e senz’altro la sua voce riesce ancora a scaturire emozioni fortissime; tra i pezzi più intensi del concerto, spicca sicuramente la splendida versione di “Resurrection Song”; e, quando intona le prime note di “I’ll take care of you”, la pelle d’oca che tutti provano non è dovuta al freddo polare del locale.

Prima di chiudere con “Metamphetamine Blues” (anche questa da “Bubblegum”), il gruppo ci regala una “chicca” con “Skeletal History” degli Screaming Trees, per il pubblico non potrebbe andare meglio, si scatena e canta le parole insieme a Mark, poi lui lascia il palco al resto della band, che si diverte a perpetuare la sensazione onirica di questa sera con una successione di sonorità melodiche e violente al tempo stesso.

Un grande concerto per un grande artista. Grazie Mark Lanegan’s Band, grazie Velvet.


collegamenti su MusiKàl!
Mark Lanegan - Bubblegum
Mark Lanegan -
Field Songs
AA.VV. -
Independent Days Festival 2004
QOTSA -
Songs For The Deaf



22 novembre 2004




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