Il Palabam è quasi completamente pieno: tutti a vedere Mark Knofpler, un nome che non ha bisogno di presentazioni, essendo uno dei più noti guitar hero. Leggenda del pop/rock anni '80 ai tempi dei Dire Straits, divenuto nell'ultimo decennio da solista autore più dimesso ma ispirato di deliziose ballate folk.
Ma il pubblico è accorso per assistere alla prima versione o alla seconda più recente ed attuale del nostro? Si direbbe entrambe, a giudicare dall'attenzione con cui ogni evoluzione chitarristica e vocale del nostro viene seguita dall'intero palazzetto e per l'intera durata del concerto. Infatti, nonostante le ultime produzioni del chitarrista siano votate alla tranquillità, l'esibizione non annoia per nulla.
Ovviamente, sono i pezzi dei Dire Straits a strappare gli applausi più veementi, e Mark non fa mancare in scaletta la celeberrima “Sultans of Swing”, anche se suonata in modo un po' seduto. Sono passate anche “Telegraph Road”, bellissima, nonché un'incantevole “Romeo and Juliet” piuttosto fedele all'originale, e nel finale, “So Far Away” e “Local Hero”. Il resto dei pezzi, attinti dal periodo solista, sono sicuramente meno noti alla maggioranza del pubblico, eccezion fatta per “What It Is” e “Sailing To Philadelphia”. Ma Knopfler e soci riescono comunque a tenere l'energia molto alta grazie ad una ricetta fatta di rock alternato a siparietti folk, buona musica e divertimento nel suonarla.
La band ha l'aria di un gruppo di amici che si ritrovano ad intrecciare chitarre, pianoforte, tastiere (si segnala Guy Fletcher, a fianco di Mark dai tempi di “Brothers in Arms”), violino, strumenti gaelici e quant'altro, con tranquillità, senza peccare in precisione ed efficacia, e regalando parentesi sognanti. L'attenzione generale è naturalmente concentrata sulla figura di Knopfler, che ripaga l'amore dei fans con abbondanti ed ispirati soli di chitarra, sfoggiando peraltro un impressionante parco di strumenti elettrici ed acustici. Anche la scenografia non è male grazie ad un buon set di luci e colori, ed un enorme cerchio a forma di dobro che nell'ultima parte di concerto ruota floydianamente sopra i musicisti.
Un concerto quindi davvero piacevole, ed una conferma che dietro alle vesti della rockstar un po' plasticata che indossava negli anni 80, c'è sempre stato un valido musicista.
collegamenti su MusiKàl!
Mark Knopfler - The Ragpicker's Dream
Mark Knopfler - Sailing To Philadelphia
Dire Straits - Making Movies
Pink Floyd - la Kalporzgrafia