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MARILLION
Concerto al Rockville (Castellarano - RE) (11 giugno 2004)
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di Federico Olmi scrivi un'email

I Marillion: ovvero come passare per una band progressiva senza esserlo mai stati. Né ora né mai. Lo scriveva anche Matteo Cavallari nella recensione di "Anoraknophobia". Eppure, ancora oggi, quante volte ci si imbatte nel trito luogo comune che incasella la musica della band inglese (almeno alle sue origini) come "progressive revival anni ottanta"!

È accaduto un po' quel che si verifica con notizie storiche, citazioni, o vere e proprie interpretazioni critiche, completamente inventate, ma tramandate come vere per anni e anni, nell'attesa che qualcuno - criticamente un po' più agguerrito degli altri - smascheri la bufala. Il "caso Tolkien" - e non deviamo molto dal nostro tema, visto che lo scrittore britannico, dal punto di vista onomastico, è il papà dei Marillion - è a questo proposito emblematico: si è dovuto attendere un volumetto della Minimum fax (Lucio Del Corso-Paolo Pecere, "L'anello che non tiene", 2003) per vedere - e leggere - Tolkien finalmente depurato da interpretazioni fuorvianti, tendenziose e prive di fondamento.

Naturalmente, per quanto ci riguarda, non pretendiamo di essere più agguerriti di chicchessia, anche perché quanto qui scriviamo è considerazione per nulla originale, e per qualcuno forse anche un po' "frollata". Ma, evidentemente, non per tutti, se è vero, come'è da chiunque facilmente verificabile, che la "bufala Marillion" (bufala di qualche critico e di qualche fan, non della band) continua a riproporsi subdolamente fra gli appassionati.

L'espressione più clamorosa dell'equivoco è costituita probabilmente dall'equazione "Fish : Gabriel = Marillion : Genesis", nella quale, se il primo membro fila liscio, il secondo suona come una stecca devastante. Nemmeno alle origini, nei primi anni ottanta, i Marillion hanno mai rievocato i Genesis. O meglio: la somiglianza si fermava alla voce di Fish. Tutto il resto - dal suono alla ritmica (con la parziale eccezione di "Grendel") - erano, per fortuna, tutt'altra cosa. Del tutto solidali con l'epoca loro.

Il concerto di Castellarano (prima delle tre date italiane del "Marbles tour 2004") ha presentato un gruppo in buona salute, circondato dall'affetto dei suoi affezionati fans. Se è vero che Steve Hogarth da tempo non ha più bisogno di presentazioni (anche se lo stile, con qualche aggiustamento, resta di fatto quello di Fish), è però altrettanto vero che il fascino, la grandiosità dei primi Marillion, si sono ormai adagiati in un pop romantico sempre di buon livello, ma un po' troppo lucidato e piatto. I brani del nuovo "Marbles" potranno certo accontentare gli irriducibili, ma ad una considerazione obiettiva denunciano ben poca freschezza: ad eccezione di qualche raro spunto, si fatica veramente ad appassionarsi dei lenti coi lustrini. Si fatica a distinguerli. Gli slanci strumentali sono ridotti ormai a poca cosa, le tastiere di Kelly sono evidentemente in ferie, Rothery non fa che ripetere sempre lo stesso assolo.

Dopo un'ora e mezza di concerto (la prima parte dedicata al nuovo album, la seconda ai brani più vecchi) a noi viaggiatori del tempo non resta che tendere compiaciuti (e un po' scettici) le orecche ai cori del pubblico, ma con l'udito della memoria riascoltare "The web", "Assassing", "Levender" e compagnia bella: alcune fra le migliori incarnazioni delle sonorità anni ottanta.

Con la mente, ripetiamo, perché dell'epoca Fish, quasi inevitabilmente (e con qualche giustificazione), non è rimasta traccia.

collegamenti su MusiKàl!
Marillion - Anoraknophobia
Genesis - le recensioni
Peter Gabriel - Up
Peter Gabriel - Ovo
Peter Gabriel - Peter Gabriel III

 



15 giugno 2004




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