Sono
iniziati, finalmente, i sabati kalporziani al
"Calamita": un'invasione pacifica che
si ripeterà ogni settimana, trasformando
il locale in un palco dedicato al rock indipendente
italiano. Per la prima serata, organizzata assieme
ad "Acusticamente", si è esibito
Marco Parente,
e ha regalato un bellissimo concerto.
Nell'intervista
rilasciata a Kalporz qualche mese fa, Marco raccontava
di come stesse facendo rivivere il suo "Trasparente"
sera dopo sera, trasformandolo sul palco a seconda
del momento; beh, niente di più vero. É
proprio la capacità di spiazzare il pubblico
il punto di forza del live, e della carriera,
di Marco Parente: quando si iniziava a vociferare
di un disco dal vivo registrato con una big band
in uscita, il cantautore se n'è uscito
con il controverso gioco elettronico di "Pillole
buone"; logico aspettarsi un set impostato
su beats e campionamenti? Nemmeno per sogno: la
band mostra fin da subito lo scheletro jazz delle
canzoni nella spettrale "Come un coltello",
per poi affondare il colpo con una versione monolitica
di "Anima gemella", con un grande crescendo
strumentale nel finale.
Se non si sa cosa aspettarsi, molto meglio stare
ad ascoltare. "Karma parente", "Farfalla
pensante", "Testa, dì cuore":
dolci complessità, moti dell'animo in controluce,
una voce fragile e sottile; c'è anche spazio
per un inedito, "Inseguimento geniale",
che ancora una volta va in direzioni inattese,
ma simili ai momenti più tirati di "Trasparente".
La band dà il meglio in una stupenda versione
di "Il mare si è fermato": inizia
lo spazio per le improvvisazioni, Marco simula
con la voce il richiamo dei gabbiani, mentre uno
splendido assolo di tromba sigilla la canzone;
"Scolpisciguerra" è un'onda violenta
che sommerge, chitarre violente e fiati a rendere
tutto meravigliosamente obliquo.
Il concerto volge al termine, e i sei sul palco
si lasciano andare: "La mia rivoluzione"
si interrompe prima di un lungo finale, il pubblico
si sorprende a respirare assieme alla band; basta
un cenno, e "Adam ha salvato Molly"
diventa un'enorme distesa in cui creare un suono
nuovo, e lo stesso accade in una grandissima versione
di "Succhiatori".
Richiamato sul palco, Marco torna da solo con
la sua chitarra acustica, ed è un finale
bellissimo, di pura poesia: "Michelangelo
Antonioni" di Caetano Veloso.
Le note di una nuova versione (bruttina) di "Fuck
(he)art & let's dance", mandata dalle
casse mentre la band torna nei camerini, sigilla
la prima serata di "Live in Kalporz!"
e di "Acusticamente". Un gran bel concerto,
insomma: sicuramente il modo migliore di iniziare
una lunga stagione di sabati kalporziani.
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