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MARCO PARENTE - Concerto al Calamita di Cavriago (RE) (11 ottobre 2003)

di Daniele Paletta

Questo � un concerto di "Live in Kalporz!" - Clicca per vedere il programma dei sabati kalporziani al Calamita di Cavriago (RE)Sono iniziati, finalmente, i sabati kalporziani al "Calamita": un'invasione pacifica che si ripeterà ogni settimana, trasformando il locale in un palco dedicato al rock indipendente italiano. Per la prima serata, organizzata assieme ad "Acusticamente", si è esibito Marco Parente, e ha regalato un bellissimo concerto.

Nell'intervista rilasciata a Kalporz qualche mese fa, Marco raccontava di come stesse facendo rivivere il suo "Trasparente" sera dopo sera, trasformandolo sul palco a seconda del momento; beh, niente di più vero. É proprio la capacità di spiazzare il pubblico il punto di forza del live, e della carriera, di Marco Parente: quando si iniziava a vociferare di un disco dal vivo registrato con una big band in uscita, il cantautore se n'è uscito con il controverso gioco elettronico di "Pillole buone"; logico aspettarsi un set impostato su beats e campionamenti? Nemmeno per sogno: la band mostra fin da subito lo scheletro jazz delle canzoni nella spettrale "Come un coltello", per poi affondare il colpo con una versione monolitica di "Anima gemella", con un grande crescendo strumentale nel finale.

Se non si sa cosa aspettarsi, molto meglio stare ad ascoltare. "Karma parente", "Farfalla pensante", "Testa, dì cuore": dolci complessità, moti dell'animo in controluce, una voce fragile e sottile; c'è anche spazio per un inedito, "Inseguimento geniale", che ancora una volta va in direzioni inattese, ma simili ai momenti più tirati di "Trasparente".
La band dà il meglio in una stupenda versione di "Il mare si è fermato": inizia lo spazio per le improvvisazioni, Marco simula con la voce il richiamo dei gabbiani, mentre uno splendido assolo di tromba sigilla la canzone; "Scolpisciguerra" è un'onda violenta che sommerge, chitarre violente e fiati a rendere tutto meravigliosamente obliquo.

Il concerto volge al termine, e i sei sul palco si lasciano andare: "La mia rivoluzione" si interrompe prima di un lungo finale, il pubblico si sorprende a respirare assieme alla band; basta un cenno, e "Adam ha salvato Molly" diventa un'enorme distesa in cui creare un suono nuovo, e lo stesso accade in una grandissima versione di "Succhiatori".
Richiamato sul palco, Marco torna da solo con la sua chitarra acustica, ed è un finale bellissimo, di pura poesia: "Michelangelo Antonioni" di Caetano Veloso.

Le note di una nuova versione (bruttina) di "Fuck (he)art & let's dance", mandata dalle casse mentre la band torna nei camerini, sigilla la prima serata di "Live in Kalporz!" e di "Acusticamente". Un gran bel concerto, insomma: sicuramente il modo migliore di iniziare una lunga stagione di sabati kalporziani.


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13 ottobre 2003

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