Quante
volte, troppe volte, si abusa della parola evento
Comparsate di penosi comici e mezze divette dalle
belle tette in ignominiosi spettacoli televisivi
vengono considerate eventi, terrificanti testa a
testa fra politici di infimo ordine sono considerati
eventi, Dee e Vee Jays che presentando l'uscita
dell'ultima schifezza di Britney Spears o delle
Destiny's Child
declamano il Grande Evento! Chissà, forse
un giorno non troppo lontano arriverà ululando
il Grande Vento, portandosi via tutti questi servi
e servette dei 5 o 6 Big Brothers terrestri (ovviamente
speriamo che la tromba d'aria risucchi anche loro).
Per quello che abbiamo visto, sentito ed odorato
la sera del Solstizio d'estate in Piazza Duomo
(mai come in questo caso Piazza D'Uomo), non ci
resta però che recuperare quella parolina
consunta da troppe retoriche da Basso Impero.
Il concerto di Manu
Chao è stato davvero un Evento, portando
nel grande crescentone milanese un pubblico valutato
sulle 100.000 (centomila!) unità. Già
questa arida e spaventosa cifra darebbe un senso
alla riuscita di qualsiasi manifestazione, ma
ciò che ha impressionato maggiormente è
stata la fantastica partecipazione di questa enorme
massa arrivata a festeggiare l'artista più
"popolare" degli ultimi anni. A proposito
di festeggiamenti, l'ex Mano Negra ha celebrato
sul palco il suo quarantesimo compleanno: dubito
che abbia mai avuto così tanti invitati
Bimbi sulle spalle dei genitori, teenagers, una
marea di venticinque/trentenni, molti insospettabili
over 40, tutti a ballare, saltare e battere le
mani al ritmo di un vero giramondo che prova ad
esorcizzare le enormi ingiustizie che trova durante
il suo peregrinare attraverso una musica solare
e divertente, uno ska-reggae al fulmicotone sorretto
da una ritmica stile dancefloor. Ci sono stati
lunghi momenti in cui la gloriosa piazza sembrava
un campo di grano spazzato dal vento e quando
duecentomila mani battevano all'unisono si poteva
temere qualche cedimento strutturale nelle ardite
architetture gotiche del Duomo
Le brevi pause concessesi da Manu e dalla sua
scatenata Radio Bemba hanno consentito ad alcune
organizzazioni umanitarie e politiche di lanciare
il loro messaggio. Accolto con particolare entusiasmo
il richiamo al raduno anti G8 a Genova; sul palco
sono salite alcune Tute Bianche, simboli di quel
generalizzato popolo di Seattle che ieri si è
ritrovato a fare vera bisboccia dopo le pistolettate
di Goteborg. E' sintomatico che un semplice musicista
riesca a radunare ed a coalizzare una grossa fetta
di quei cittadini che sono stanchi ed incazzati
verso un potere sempre più arrogante e
gestito da pochi eletti. Pur dichiarandosi fondamentalmente
apoliticizzato, Chao è un cantastorie della
strada e dei problemi e dei drammi che la strada
riflette. Con le sue storie semplici ed immediate,
egli arriva al cuore di un'ancora (si spera )
cospicua minoranza che crede in un mondo più
giusto ed equo e ne diviene (in)consapevole portavoce.
E questa è già politica, anche se
purtroppo non siamo quasi più in grado
di riconoscerla sotto queste vesti immediate,
veramente popular