Provi
a chiederti ancora una volta quale sia il segreto
di Stephen Malkmus
e dei Pavement e improvvisamente le cose si fanno
chiare. Succede quando il concerto è ormai
alla fine, dopo un'ora e più passata a ripercorrere
l'eccellente esordio di qualche mese fa e a infilare
pezzi altrui come "Lodi" dei Creedence
Clearwater Revival. Succede che Malkmus e i
suoi Jicks provino sul palco a improvvisare "Rocks
Off", la folgorante apertura di "Exile
On Main Street" dei Rolling Stones. E Stephen
Malkmus si mette a spiegare letteralmente come fa
la canzone al resto del gruppo, una bassista timida,
un batterista un po' folle e un secondo chitarrista
che si alterna alle tastiere, mostrando sulla propria
chitarra quali siano gli accordi. Già così,
senza problemi, per poi sfoderare il suo consueto
sorriso ironico, con i capelli che gli cadono sugli
occhi, bofonchiare qualcosa, attaccare il pezzo
e decidere poi di interromperlo a metà. C'è
qualcosa di più maledettamente innocente
che possa spiegare lo spirito di questo ragazzo
qualunque che si presenta come niente fosse al Tunnel,
quasi non fosse lui ad aver scritto alcune delle
pagine migliori del rock degli ultimi dieci anni?
E quindi c'è questa atmosfera rilassata che
non troverete in nessuno dei grandi concerti del
rock odierno. C'è più voglia di suonare
senza pressioni, di cazzeggiare, di inventarsi una
versione di "The Hook" senza sezione ritmica,
con il batterista che si mette dietro a Malkmus
a scherzare con un tamburello. Tutto per un concerto
suonato così, giusto per suonarlo, senza
quella strana sensazione di falsità che intuisci
spesso nei normali concerti. Nessuna costruzione,
solo quattro ragazzi che stanno su un palco a suonare.
Semplice no? Basta affidarsi a quelle oblique canzoni
pop che fanno dondolare la testa, "Phantasies",
"Black Book", "Jo Jo's Jacket"
e "Jenny and the Ess-Dog", oppure chiudere
gli occhi nei momenti più sognanti, "Trojan
Curfew" e "Church On White". O magari
guardare salire sul palco giusto prima dei bis il
gruppo di supporto, i Caesar, convincenti e molto
vicini ai Pavement (e a chi se no?), per una scalcinata
versione di "Satellite Of Love" di Lou
Reed. E' per questo che si fa amare Malkmus.
Perché non ti fa pesare il suo talento e
perché sembra davvero un ragazzo come tanti.
E infatti a nessuno è venuto in mente di
chiedere un pezzo dei Pavement. Andava benissimo
così. Tante grazie Stephen Malkmus.
8
maggio 2001
I
commenti
PISTY 3 ottobre 2001 Grandioso
il concerto di malkmus .....uno dei + belli
che ho
visto nel 2001 ......ieri nè ho visto
uno dello stesso livello ....almeno
credo sono i motorpsycho ....anno suonato
ieri al reinbow ....delirio
.....una miscela di disonanze anni 70 ...molto
psychedelici .....con dei
passaggi di puro jazz fuso nel rock alternativo
per poi rientrare in una confusione di suoni....
on_late 19 giugno 2001
ho
vis(su)to il concerto, appoggiato al palco
e ad una delle spie, in una posizione tutt'altro
che comoda! avevo la scaletta del concerto
davanti agli occhi: è forse inutile
dire che stephen si è riservato di
rispettarla solo fino ad un certo punto, poi...
delirio! sembrava di stare ad una festicciola
del liceo, il gruppo che dialoga costantemente
col pubblico, canzoni improvvisate e quindi
interrotte a metà! fantastico, era
da molto tempo che non mi divertivo così
ad un concerto... beh io qualcosa dei pavement
l'avrei anche chiesto, ma tanto basta! bravissimi
e molto simpatici anche i caesar, mi piacerebbe
risentirli.
grande malkmus