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STEPHEN MALKMUS & THE JICKS
Concerto al Tunnel di Milano (6 maggio 2001)
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Provi a chiederti ancora una volta quale sia il segreto di Stephen Malkmus e dei Pavement e improvvisamente le cose si fanno chiare. Succede quando il concerto è ormai alla fine, dopo un'ora e più passata a ripercorrere l'eccellente esordio di qualche mese fa e a infilare pezzi altrui come "Lodi" dei Creedence Clearwater Revival. Succede che Malkmus e i suoi Jicks provino sul palco a improvvisare "Rocks Off", la folgorante apertura di "Exile On Main Street" dei Rolling Stones. E Stephen Malkmus si mette a spiegare letteralmente come fa la canzone al resto del gruppo, una bassista timida, un batterista un po' folle e un secondo chitarrista che si alterna alle tastiere, mostrando sulla propria chitarra quali siano gli accordi. Già così, senza problemi, per poi sfoderare il suo consueto sorriso ironico, con i capelli che gli cadono sugli occhi, bofonchiare qualcosa, attaccare il pezzo e decidere poi di interromperlo a metà. C'è qualcosa di più maledettamente innocente che possa spiegare lo spirito di questo ragazzo qualunque che si presenta come niente fosse al Tunnel, quasi non fosse lui ad aver scritto alcune delle pagine migliori del rock degli ultimi dieci anni? E quindi c'è questa atmosfera rilassata che non troverete in nessuno dei grandi concerti del rock odierno. C'è più voglia di suonare senza pressioni, di cazzeggiare, di inventarsi una versione di "The Hook" senza sezione ritmica, con il batterista che si mette dietro a Malkmus a scherzare con un tamburello. Tutto per un concerto suonato così, giusto per suonarlo, senza quella strana sensazione di falsità che intuisci spesso nei normali concerti. Nessuna costruzione, solo quattro ragazzi che stanno su un palco a suonare. Semplice no? Basta affidarsi a quelle oblique canzoni pop che fanno dondolare la testa, "Phantasies", "Black Book", "Jo Jo's Jacket" e "Jenny and the Ess-Dog", oppure chiudere gli occhi nei momenti più sognanti, "Trojan Curfew" e "Church On White". O magari guardare salire sul palco giusto prima dei bis il gruppo di supporto, i Caesar, convincenti e molto vicini ai Pavement (e a chi se no?), per una scalcinata versione di "Satellite Of Love" di Lou Reed. E' per questo che si fa amare Malkmus. Perché non ti fa pesare il suo talento e perché sembra davvero un ragazzo come tanti. E infatti a nessuno è venuto in mente di chiedere un pezzo dei Pavement. Andava benissimo così. Tante grazie Stephen Malkmus.

8 maggio 2001




I commenti
 
PISTY
3 ottobre 2001
Grandioso il concerto di malkmus .....uno dei + belli che ho
visto nel 2001 ......ieri nè ho visto uno dello stesso livello ....almeno
credo sono i motorpsycho ....anno suonato ieri al reinbow ....delirio
.....una miscela di disonanze anni 70 ...molto psychedelici .....con dei
passaggi di puro jazz fuso nel rock alternativo per poi rientrare in una confusione di suoni....


on_late
19 giugno 2001
ho vis(su)to il concerto, appoggiato al palco e ad una delle spie, in una posizione tutt'altro che comoda! avevo la scaletta del concerto davanti agli occhi: è forse inutile dire che stephen si è riservato di rispettarla solo fino ad un certo punto, poi... delirio! sembrava di stare ad una festicciola del liceo, il gruppo che dialoga costantemente col pubblico, canzoni improvvisate e quindi interrotte a metà! fantastico, era da molto tempo che non mi divertivo così ad un concerto... beh io qualcosa dei pavement l'avrei anche chiesto, ma tanto basta! bravissimi e molto simpatici anche i caesar, mi piacerebbe risentirli.
grande malkmus



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