L’idea è di quelle grandiose, uovo
di colombo per la semplicità ma gallina
dalle uova d’oro per i risultati. Quella
di trasformare in ninna nanne con glockenspiel,
vibrafoni e altri gingilli le canzoni di gruppi
rock, con l’obiettivo dichiarato di fare
addormentare il figliuolo - che in futuro sarà
rocker anche lui - con il proprio idolo in versione
addomesticata, non è semplicemente
una trovata estemporanea… è geniale!
Perché stuzzica quei padri che mettono
nella culla la maglietta dell’Inter, o quelli
che quando il figlio ha quattro anni li iscrivono
a calcio. Crescite ben direzionate. Nel caso dei
padri rock si rischierebbe di trovarsi con il
papi che fa sentire a tutto volume al pupo l’originale
di “Paranoid Android”, un po’
rischioso per la salute mentale del cinno.
Invece con questo “Rockabye Baby! Lullaby
Renditions Of Radiohead” anche la mamma
è tranquilla. Il primo paio di canzoni
è perfetto: “No Surprises”
sembra essere stata composta apposta per essere
una ninna nanna, mentre “Let Down”
è, se non l’unica, tra le poche canzoni
dal piglio sollevato dei Radiohead e quindi
è perfettamente suadente anche nella culla
version.
Però i Radiohead
sono i Radiohead, e che cavolo, ed è inevitabile
che le atmosfere cambino man mano si susseguono
le track, non poteva essere così facile
sopprimere l’urlo doloroso di Thom
Yorke. Sperando forse che il bimbo si sia già
addormentato quando arrivano “There There”
o “2+2=5” (che è in realtà
fatta con l’inizio di “Sit Down. Stand
Up”), Michael Armstrong, unico musicista
e arrangiatore, lascia che da un certo punto in
avanti i tintinnii ricordino più i sottofondi
di un film di Tim Burton che quelli del carillon
della nonna.
Tutte queste fandonie che stiamo raccontando,
peraltro, sono supposizioni. Perché forse
chi comprerà questo disco non lo farà
per il figlio (che non ha). Come nella pubblicità
del padre che promette al poppante che intanto
guiderà lui l’auto regalatagli, ditelo
chiaro, (futuri) babbi rock: adesso ve lo ascoltate
voi “Rockabye Baby!”. Poi, quando
avrete figli, nella culla subito “The National
Anthem”, a manetta nella versione originale
nonostante l’opposizione della mamma (moglie).
E che cavolo (ancora): i Radiohead sono i Radiohead.
collegamenti su MusiKàl!
Radiohead - la Kalporzgrafia
Thom Yorke - The
Eraser