Doppiare la botta di "Songs
For The Deaf" non era cosa facile. E infatti
Joshua non c'è riuscito. Inevitabilmente l'impatto
mediatico di un disco senza l'ospite conosciuto
dalle masse (Dave Grohl), con un Lanegan a mezzo
servizio e senza un personaggio controverso come
Oliveri, è minore rispetto al precedente. Ma le
aspettative, con una discografia simile, rimangono
alte.
Tornando all'idea base del capolavoro "Rated
R" e delle varie Desert Sessions, ci troviamo
fra le mani un disco decisamente eterogeneo dove
si cerca di dare spazio ad ogni spunto. Dove ogni
buco è riempito con sovraincisioni di qualunque
tipo. Scoprendo un modus operandi molto più raffinato,
rispetto al grezzo passato, ad opera del polistrumentista
perennemente incravattato Troy Van Leuween. Così
c'è di tutto. Dalla cullante apertura da brividi
di "This Lullaby" alla successiva botta punk rock
dei due minuti scarsi di "Medication". Dagli ormai
tipici staccati di "Tangled Up In Plaid" all'inedita
melodia traboccante di miele di "I Never Came".
Joshua è padrone assoluto della situazione. Nel
bene e nel male.
Se l'ispirazione raggiunge lo stato di grazia in
"Someone's In The Wolf" (psichedelia, stoner, delirio,
slide guitar e Chris Goss che impreca affettando
cipolle), in "The Blood Is Love" si contano i secondi
che mancano alla fine di quel riff che sarebbe veramente
fico.. se non durasse il tempo che dura. Così "Broken
Box" non è altro che un divertissment alla Eagles
Of Death Metal mentre "Burn The Witch", con la barba
di Billy Gibbons come ospite d'onore, blueseggia
con labbra sporgenti e braccio fuori dal finestrino.
La scorpacciata di fratelli Grimm fatta ultimamente
lascia un inquietante segno piazzando qua e là
(anche nel booklet) streghe, lupi, sortilegi,
sangue e fuochi fatui. Tutto questo senza però
dimenticare lo smodato amore del rosso leader
per l'organo riproduttore femminile per il quale
le sue liriche hanno sempre trovato degno asilo.
In questo caso "Skin On Skin" (che se non fosse,
appunto, per il testo ed un whawha più che notevole
potrebbe facilmente passare inosservata) basta
e avanza per tutto il disco, autoproclamandosi
"inno al coito".
Con una padronanza tecnica ed ecletticità senza
discussione i QotSA ci propongono però il loro
lavoro meno convincente, ma non deludente, di
una carriera già di per sè notevole. Un disco
che molto probabilmente pecca in quanto ad anima
ed eccede in artigianeria, ma che merita ugualmente
un'abbondante e piacevolissima sufficienza.
collegamenti su MusiKàl!
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Foo Fighters - In
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Songs
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(30-11-2004)