Bob Dylan,
ovvero: andare avanti guardando indietro. A sessant'anni
appena compiuti Mr. Zimmerman riesce a stupire
e soprattutto a divertire i suoi fans (e non solo)
con questo "Love And Theft". Mentre
i vecchi leoni del passato si azzuffano per cercare
di rincorrere le ultime ed effimere mode, aggiornare
il proprio sound, Dylan si presenta nel nuovo
millennio come un bonario e sornione entertainer
navigato, capace di raccontare in dodici battute
storie vere ed improbabili, commedie e tragedie,
amori e furti.
Il "furto" a cui si riferisce Dylan
nel titolo dell'album è quello della tradizione
afro-americana, preziosa eredità trasmessa
a quei "figli bianchi" che l'hanno resa
(se ciò era possibile) ancor più
grande. In questo disco, Dylan si appropria di
questa eredità e compie un viaggio immaginario
nell'anima musicale dell'America, dalle strade
polverose che portano a Nashville, fino alle paludi
fangose del Mississipi. Il brano d'apertura "Tweedle
Dee & Tweedle Dum" è un indiavolato
rockabilly che fa indovinare subito lo spirito
di questo disco: l'immediatezza, la spontaneità
del "buona la prima", e soprattutto
la voglia di divertirsi e di divertire. Al suo
fianco, una band di virtuosi e fidati veterani
come Charlie Sexton alla chitarra, Tony Garnier
al basso, David Kemper alla batteria e il tastierista
Augie Meyers. Grazie al supporto di questi illustri
compari, Dylan riesce a ricreare nel disco un'atmosfera
"live" impareggiabile, scaraventando
l'ascoltatore in un chiassoso locale del West.
Ma il viaggio è appena iniziato. Si prosegue
con "Mississipi", placido country risalente
alle sessioni di "Time Out Of Mind"
e già inciso da Sheryl Crow, per poi passare
a "Summer Days", irresistibile "boogie"
in stile Sun Records, seguito da "Bye And
Bye", elegante "shuffle" in cui
Dylan si diverte a riprendere la melodia di "Blue
Moon". Già a metà disco si
capisce che il gioco funziona; Dylan si trova
perfettamente a proprio agio tra banjo, chitarre
dobro e mandolini, e lo dimostra regalando una
dopo l'altra delle piccole perle che sembrano
già avere una storia, come "High Water",
tesissimo country tanto antico da sembrare il
padre di "Gallows Pole" dei Led
Zeppelin, o "Lonesome Day Blues",
altro irresistibile "shuffle" che sembra
provenire dalla stessa fucina da cui ha attinto
Eric Clapton per il suo "From The Cradle".
Ma in questo caso, signori, si tratta di brani
originali; che sia ancora possibile scrivere dei
classici?
Il Bob Dylan del 2001 è un poeta meno
incazzato, ma non per questo meno sarcastico.
Dietro ai ritmi molleggianti di "Love And
Theft" si respirano ancora le storie di una
provincia americana reale o fittizia che sia,
unita alle nostre vite dalla "Highway 61".
Finalmente un disco di Dylan da godersi preferibilmente
in compagnia di una birra gelata piuttosto che
di Fernanda Pivano.
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