Da
qualche tempo a questa parte c'era grande attesa
per il debutto degli Starsailor, preceduto da alcuni
singoli di buona fattura. Originari del North West
(Chorley), essi prendono il nome da uno straordinario
disco di Tim Buckley, il quale è in effetti
uno tra gli artisti ai quali più si ispira
il cantante James Walsh, la vera Star della band,
mentre gli altri (James Stelfox, Ben Byrne e Barry
Westhead, rispettivamente al basso, batteria e chitarra)
appaiono come semplici Sailors Walsh ha una
voce molto personale, stentorea, un po old
fashioned anni '70, a metà strada tra l'irruenza
di Paul Rodgers dei Free, la dolcezza di Neil
Young ed il virtuoso vibrato di Sal Valentino
dei Beau Brummels, vecchi rivali dei più
famosi Byrds.
"Love Is Here" mette voglia di essere
ascoltato a cominciare dalla sua bella cover,
questo binario lanciato verso l'orizzonte come
in certe vedute della Patagonia (o anche di Jolanda
di Savoia, Ferrara's countryside). La opening
track è molto suggestiva, con arpeggio
chitarristico introduttivo ritmato da una sorda
grancassa, aspettando l'entrata in scena della
veemente voce di Walsh, calda e vagamente melodrammatica.
I successivi tre pezzi mantengono l'album ad ottimi
livelli, un piano/pianola acquista sempre maggiore
spazio negli arrangiamenti, portando il sound
in un territorio vagamente ispanico-southern rock.
Le linee melodiche sono decisamente classiche,
sostanziose, fin troppo mature e scafate, tanto
che nella parte centrale di "Love Is Here"
(da "Way To Fall" alla title track)
i quattro sembrano attaccarsi più al mestiere
che alla freschezza dei loro vent'anni. Le canzoni
sono più stiracchiate ed una certa autoindulgenza
salta più all'orecchio. A metà di
"Talk Her Down" sono colto da una specie
di sindrome sanremese, vedo De Crescenzo cantare
ancora "Ancora" con ai cori Christopher
Cross e penso che vorrei ascoltare "Anarchy
In the UK" dei Sex Pistols.
Saluto con un'ovazione l'incipit psycho-rock
di "Good Souls", finalmente un cambio
di ritmo legato ad un ritornello da ricordare,
con la benedizione degli House Of Love di Guy
Chadwick. "Coming Down" è un
buon pezzo di chiusura, ed un curioso coro muto
da steppa del vecchio Don tira fuori qualche emozione.
Peccato che lo stesso coro sia messo in evidenza
come traccia nascosta, al minuto 13 e 46, isolato
dal contesto e francamente tedioso. Una stupida
e forzosa risata tronca il coro "russo"
ed anche la generale seriosità dell'opera,
aumentando il seguente dubbio: ma questi ci sono
o ci fanno?
1.
Tie Up My Hands
2. Poor Misguided Fool
3. Alcoholic
4. Lullaby
5. Way To Fall
6. Fever
7. She Just Wept
8. Talk Her Down
9. Love Is Here
10. Good Souls
11. Coming Down
I
commenti
stry 28 agosto 2002
Riesco
a vedere questo capolavoro solo secondo a
THE MAN WHO dei Travis.
E con l'assenza di suoni distorti e invadenti
rendono questo gruppo inglese il migliore
del 2001. Senza dubbio un cd da avere
Dr.Sardonicus 14 agosto 2002
Malinconica
poesia che tocca l'anima.Stupiscono per la
loro intelligenza musicale nonostante siano
all'esordio.Un disco fatto di paesaggi al
tramonto,di brividi sulla pelle e di ottima
musica.Hanno un potenziale enorme speriamo
che nel fututro riescano a emozionare ancora
faith 30 luglio 2002 adoro
il piano che accompagna le canzoni, un pò
nostalgico ma
trascinante... Un album che ascolto sempre
volentieri, soprattutto durante
lunghi viaggi in auto specialmente al tramonto...ispirata
dalla splendida
copertina. Forse ci vorrebbe solo un pò
più di varietà tra i pezzi...ma
sono
al primo album, hanno ancora margini per non
stereotiparsi troppo!
PIERRE 3 aprile 2002
cosa
si puo dire di piu' su questi 4 ragazzi inglesi!!!
un ritmo musicale avvolgente una voce da far
venire i brividi....
si e' ritornato ad un vero alternative rock!!
la voce è un'unionèe tra la
fortezza di Bono degli u2 e la dolcezza e
la
trasparenza di quella del grande Jeff buckley