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LOU REED
Concerto al Palabam (Mantova) (25 febbraio 2006)
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di Marco Pavan scrivi un'email

Lou Reed - Concerto al Ravenna

A cavallo tra febbraio e marzo (compreso il giorno del suo sessantaquattresimo compleanno) l’ex leader dei Velvet Underground ha attraversato in lungo ed in largo lo stivale portando in scena quello che più che un Winter Tour aveva tutta l’aria di un Italian Tour. Gli show, pur mantenendo e recuperando una forte carica rock rispetto alle sue recenti apparizioni dal vivo, hanno però avuto degli alti e dei bassi, denotando una preparazione abbastanza sommaria dei pezzi in scaletta. Scaletta che è forse la nota positiva delle recenti esibizioni, perché esclude i grandi classici (fatta salva una inutile ed insipida "Sweet Jane" sempre presentata come bis), a favore della produzione più recente del New York City man. L’incedere di cavalcate elettriche come "Paranoia K of E" e "Gassed & Stocked", l’anadamento sbilenco, frustrato e metropolitano di "Rock Minuet" è pur sempre un bel sentire, come pure tutti i finali delle canzoni dilatati e distorti, con la chitarra del nostro nettamente in primo piano.

Momenti che rimandano ad alcuni dei più felici episodi delle esibizioni con i Velvet Underground. Proprio il repertorio di questi ultimi, se si eccettua il bis indicato in precedenza, è snobbato parecchio, e bisogna dire che se ne sente la mancanza. Anche perché in sostituzione vengono suonati brani minori, e per giunta da alcuni dischi pericolosamente poppeggianti degli anni 80. E passi per le belle "My House" e "The Day John Kennedy Died", ma di "Tell It To Your Heart" e "My Red Joystick" francamente non se ne sentiva il bisogno. La scaletta si snoda su di un repertorio che sfora raramente la soglia della dozzina di canzoni, e per uno come Lou, con oltre quarant’anni di carriera da cui attingere, sembra un po’ uno schiaffo per i fans. Schiaffo che sa tramutarsi in carezza, quando per chiudere la setlist prima del bis, spara una "Who Am I" da "The Raven", che è uno dei pezzi più belli della sua maturità artistica. La verità è che Lou Reed se ne infischia di ogni tipo di giudizio, ma il suo genio artistico emerge ancora spesso, cosa che non può farti giudicare negativamente una sua performance. Ha anche compiuto scelte discutibili come schierare una formazione con due bassisti, tremenda sciagura per location che tutto hanno tranne che una buona acustica (il Palabam di Mantova è praticamente un hangar). Anzi, l’acustica del concerto in questione è stata a dir poco orripilante. Quando poi è passato per qualche teatro le cose sembrano essere andate decisamente meglio, ma d’altronde era fuor di dubbio. Probabilmente il Lou Reed contemporaneo tende a preferire luoghi come piccoli club o anfiteatri dove si sente maggiormente a proprio agio e può esprimere anche musicalmente un suono più “udibile”.

Infine un’ora e quaranta di ottima musica che però ti lascia un po’ di amaro in bocca. Non sei stato tradito da quello che è un tuo mito ma forse attendevi qualcosa di diverso. Qualcosa di simile a quell’idillio sonoro e poetico che erano gli show di un paio d’anni fa (quelli che hanno prodotto il live "Animal Serenade"). Ma Lou Reed è Lou Reed. E "Metal Machine Music" è lì a ricordarcelo.

Scaletta:
Paranoia K of E
Sword of Damocles
The Day John Kennedy Died
Gassed & Stocked
Tell It To Your Heart
Why Do You Talk
Rock Minuet
My House
My Red Joystick
Street Hassle
Who Am I?
Bis:
Sweet Jane


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25 febbraio 2006





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