Per chi ha amato le suggestioni dello splendido
"Lost In Translation", ecco l'occasione
di approfondire il discorso grazie alla colonna
sonora del film, e non soltanto per il buffo finale
dove Bill Murray è alle prese con un'improbabile
interpretazione di "More Than This"
firmata da Brian Ferry.
Sono le atmosfere di sottile inquietudine e di
spaesamento che rendono il disco così prezioso
e così vicino all'umore della pellicola
di Sofia Coppola. Tutto il contrario insomma di
quello che succede in molte delle pessime colonne
sonore che escono ultimamente. Qui l'incontro
tra Bill Murray e Scarlett Johasson è accompagnato
da suoni che giocano un ruolo importante per il
film e ne sottolineano i sentimenti. Il merito
va a al produttore Brian Reiztell, che insieme
a Roger Joseph Jr. Manning cuce due strumentali
di fascino sottile, ma soprattutto al redivivo
Kevin Shields che regala alla colonna sonora quattro
brani inediti ed una vecchia canzone dei suoi
My Bloody Valentine.
Quattro nuove composizioni in cui Shields divaga
verso atmosfere rarefatte, i due frammenti strumentali
intitolati "Goodbye" e "Ikebana",
e costruisce un brano dove l'elettronica incontra
le atmosfere ipnotiche dei My Bloody Valentine,
"Are You Awake?". Ma soprattutto il
musicista scozzese offre una canzone all'altezza
della sua fama, "City Girl", piccola
gemma che conserva un'aria sognante tra le chitarre
aspre e riverberi. In più l'ex My Bloody
Valentine rispolvera un estratto dal capolavoro
"Loveless", la sempre incantevole "Sometimes",
sospesa sul suono saturo delle chitarre.
Non c'è solo Shields in ogni caso a costruire
il disco. Ecco l'eleganza degli Air, con le note
essenziali di "Alone in Kyoto", Sebastian
Tellier che in "Fantino" offre un impasto
di suoni acustici ed elettronica sognante e i
Death in Vegas che in "Girls" inseguono
proprio l'ombra dei suoni rarefatti di scuola
My Bloody Valentine. C'è poi una scheggia
di elettronica gelida di Squarepusher, "Tommib",
poco più di un minuto di suoni spogli ed
evocativi, mentre il pop ricco di ricordi anni
ottanta dei Phoenix sembra rompere improvvisamente
il clima dell'album.
Ma in conclusione, subito prima dell'intervento
di Bill Murray, sigilla il disco un gioiello di
melodia sporcata dal rumore intitolato "Just
Like Honey", estratto da "Psycho
Candy" di Jesus and Mary Chain.
Come per il film che accompagna il risultato finale
è eccellente.
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Air - 10.000
Hz Legend
Bryan Ferry - Frantic
Phoenix - United