Cos'è un “loon”? In italiano
lo chiameremmo “strolaga”: è
un uccello che predilige le zone umide, assomiglia
a un papero senza esserci imparentato e sta simpatico
a un sacco di gente, visto che in Canada lo mettono
sulle monete da un dollaro e in Minnesota l'hanno
eletto simbolo dello stato. “Loon”
però è anche un fanfarone, uno che
non si capisce se ci è o ci fa, e i “Looney
Tunes”, come è noto, sono i cartoni
animati dove gente looney cade nei burroni
e si fa saltare in aria nel vano tentativo di
acchiappare conigli o volatili decisamente looney.
C'era bisogno di questa pedante introduzione?
Fatto sta che i Tapes 'n Tapes, che hanno chiamato
il loro esordio sulla lunga distanza “The
Loon”, sono quattro giovanotti che vengono
da Minneapolis, la capitale dello stato delle
strolaghe, e sì, sono dei fanfaroni, sono
dei debosciati. Musicalmente parlando, per lo
meno, ma non è rimprovero, anzi: la loro
looneyness è costruita ad arte,
frutto dello studio degli ultimi vent'anni di
indie rock americano, di pazzoidi e fanfaroni
professionisti come Pixies
e Pavement.
Questo si traduce in una matrice sonora decisamente
riconoscibile, ma ancora prima in un atteggiamento
stralunato, da gente che non si prende sul serio.
Potrebbe essere la solita posa da aspiranti antieroi
della galassia alternativa, ma è anche
una delle loro armi migliori, perché questo
“The Loon” colpisce a tradimento:
parte rarefatto, quasi svogliato, e quando meno
te l'aspetti si compatta, diventa scuro, grosso
e potente, quasi roccioso.
I Tapes 'n Tapes sono infatti degli alunni diligenti,
ma non gli fa difetto la personalità, grazie
a cui sanno mescolare i mattoncini del loro suono
con disinvoltura invidiabile. Così, dopo
l'apertura ruffianamente lo-fi di “Just
Drums” e le improbabili suggestioni sudamericane
di “The Iliad”, colpiscono duro con
gli acidi suoni tex-mex di “The Insistor”,
che sembra quasi una outtake di “Surfer
Rosa”, e uno strumentale pesante e quadrato
come “Crazy Heights”. Il meglio probabilmente
lo danno quando riescono a passare dai suoni rarefatti
ai muri sonori nel corso dello stesso brano, come
accade ad esempio nella splendida “Houston”,
che su un'eterea intro di vibrafono innesta un
tessuto nervoso e sempre sul punto di esplodere,
oppure in “10 Gallon Ascots”, che
scorre indolente su campanelle da slitta di Babbo
Natale per trasformarsi all'improvviso in una
macchina da guerra spaventosa. I Tapes restano
sempre convincenti anche quando si abbandonano
al loro lato più malinconico e sommesso
(la dolce “Manitoba”) oppure quando
viceversa decidono di affrontare finalmente l'ascoltatore
a pugni alzati (il massiccio finale di “Jakov's
Suite”, indolenza ed energia dispensate
con incosciente sapienza).
Insomma, gli alunni sono bravi e non si applicano,
come insegnano i loro (cattivi) maestri: i Tapes
'n Tapes fanno musica con la supponente incoscienza
che si addice allo stereotipo indie, ma questo
“The Loon” tradisce una padronanza
dei propri mezzi tutt'altro che looney.
Lunga vita alla Strolaga quindi, e urrà
per un esordio col botto (ovviamente proveniente
da una cassa di esplosivi ACME).
collegamenti su MusiKàl!
Pixies - la Kalporzgrafia
Pavement - la Kalporzgrafia