Fino a oggi, fino al momento dell’uscita
di questo “Lookaftering”, l’unico
viaggio musicale compiuto da Vashti Bunyan era
ancorato al 1969, periodo di illusioni e sogni,
di ipotesi di vita nomade agli angoli più
sperduti della società occidentale; “Just
Another Diamond Day” racchiudeva tutto ciò
che ho elencato in un piccolo meraviglioso scrigno,
reso nobile e inimitabile dalla voce della giovane
autrice. Che scomparve letteralmente dalle scene
subito dopo averlo pubblicato, per ripiombare
tra noi trentasei anni dopo: il suo ritorno dall’oblio
dei tempi era stato in qualche modo preannunciato
sia nella voce prestata a “Rejoicing
in the Hands” di Devendra Banhart sia
nella compartecipazione – quella ben più
attiva e continuata – all’ultimo EP
degli Animal Collective, ma solo ora dopo l’ascolto
di “Lookaftering” trova una realizzazione
definitiva.
Cosa la Bunyan abbia fatto in questo buco spazio
temporale che divide i suoi due lavori non è
mistero per nessuno: ha vissuto con la sua famiglia,
marito e figli, tenendosi ben lontana dalle luci
dei riflettori ma anche dai bagliori – illusori?
– della contemporaneità. Una Hippy
che ha creduto realmente in ciò che si
profetizzava all’epoca e non si è
lasciata comprare dai vari riflussi che hanno
fatto seguito all’utopia di partenza. Qualsiasi
altro autore di musica avrebbe approfittato dell’assenza
materiale dal mondo artistico di appartenenza
per creare miti e leggende intorno al suo nome,
ma Vashti se n’è bellamente fregata.
Questo per chiarire a tutti la statura dell’artista
e, prima ancora, della donna.
“Lookaftering” è un album
splendido e spiazzante: quest’ultima aggettivazione
è da tenere particolarmente di conto, visto
che non parliamo certo di un lavoro teso all’avanguardia
o alla ricerca di nuove ipotesi strutturali nella
musica contemporanea, anzi. Tutto ciò che
viene descritto qui dentro ha alle spalle un universo
di riferimento talmente vasto, disperso nelle
nebbie dei secoli, da lasciare annichiliti. È,
ma non ci sarebbe stato neanche bisogno di dirlo,
folk puro, purissimo, reso ancora più etereo
e sognante dalla voce miracolosa di Vashti, cristallina
e delicata, soffio cullante. La strumentazione,
prettamente acustica, si adatta a delimitare con
ulteriore forza i confini di questo mondo che,
come la sua autrice, sembra altro rispetto
a quello nel quale viviamo.
Ed è proprio per questo che arrivo a definire
“Lookaftering” un lavoro spiazzante,
per la sua palese inadattabilità alla contemporaneità;
pretesa, questa, che sembra voler comunque smentire
con forza l’idea di passatismo. Semplicemente
Vashti è un’aliena per indole ed
esperienza di vita e il mondo artistico prodotto
ne risulta chiaramente influenzato; in realtà
il suo canto, così delicato e gentile,
è una sferzata dura al nostro apparato
uditivo, disabituato a queste pratiche. Musica
tangibile e immateriale allo stesso tempo, onirica
eppure così debitrice delle radici culturali
della vita campestre. Un album che serve a farci
riflettere sulle possibilità di un altro
mondo diverso da quello che ci stiamo costruendo
addosso ben più di quanto possano fare
centinaia di slogan, semplicemente perché
l’esempio di Vashti Bunyan va oltre, non
fermandosi al mero aspetto musicale. Che pure,
nella sua semplicità e nel suo nitore,
è una delle più belle “conferme”
(ha senso questo termine a quasi quarant’anni
dall’esordio?) di questo fine 2005.
collegamenti su MusiKàl!
Devendra Banhart - Nino
Rojo
Devendra Banhart - Rejocing
In The Hands
Animal Collective And Vashti Bunyan - Prospect
Hummer
Animal Collective - Intervista
(19-7-2004)
Animal Collective - Sung
Tongs
Animal Collective - Here
Comes The Indian