Un doppio album dal vivo per più versi
fondamentale al fine di capire veramente la musica
dei Tull, il suo stile e le ragioni del suo successo.
Se da un lato questo live giunge stranamente tardivo,
dall'altro si giova proprio del suo ritardo per
offrire una interessante panoramica della lunga
strada fin lì percorsa. In altre parole
possiamo utilizzarlo come riepilogo di tutto quanto
siamo venuti mano a mano dicendo riguardo alla
band di Ian Anderson. Del resto è lecito
a questo punto guardare indietro con sicurezza
al percorso che ci siamo lasciati alle spalle:
quello ancora da intraprendere, e di cui daremo
qualche saggio, costituisce argomento di scarso
interesse.
Se ancora qualcuno avesse dubbi nel riconoscere
continuità di ispirazione a Ian Anderson,
si ascolti i due dischi l'uno dietro l'altro:
siamo certi che rimarrà convinto. La dimensione
live (adeguatamente resa dalla registrazione)
sottolinea ulteriormente come la struttura musicale
si basi sullo schema chitarra-basso + flauto.
La sequenza "No Lullaby"-"Sweet
Dream" è a questo proposito rivelatrice:
la prima canzone, piuttosto riuscita già
in origine, suona anche meglio; la seconda (appartenente
al primo periodo) appare ancora più grande.
Ambedue - pur divise da un buon numero d'anni
- sono testimoni di uno stile non altrimenti definibile
che come 'stile Jethro Tull'. Non c'è alcuna
frattura stilistica, nemmeno con quello che viene
dopo: "Skating Away", "Jack in
the Green" (da "Songs from the Wood),
"One Brown Mouse" e compagnia bella;
compresa "A New Day Yesterday".
Siamo immersi nell'habitat ideale per apprezzare
un bel pezzo di storia del rock, con pochi orpelli
e senza certe sovrastrutture proprie delle incisioni
in studio. A parte "Too
Old
", che a scorno del positivo
alleggerimento non riesce a sollevarsi dai bassifondi,
tutto il resto è sufficiente a spiegare
all'ascoltatore il perché, nonostante risultati
non sempre del medesimo livello, i Tull siano
stati (o meglio sono) una delle più grandi
rock-band di sempre; e il perché, aggiungiamo,
Martin Barre sia uno dei grandi artisti del suo
strumento. A riguardo segnaliamo una curiosità
come "Conundrum", atipico e appassionante
brano strumentale per chitarra elettrica firmato
da Barre e Barlow.
"The Dambusters March", inserita nel
finale di "Locomotive Breath", è
opera del compositore inglese Eric Coates (1886-1957)
e rientra a pieno titolo nell'àmbito della
passione britannica (e dei compositori britannici)
per le marce pompose. "Quatrain" è
un altro breve strumentale estemporaneo di Barre.
"Thick as a Brick" è ovviamente
in forma riassuntiva. "Hunting Girl"
è la quarta traccia di "Songs from
the Wood".
Bella prova - e qui chiudiamo - dello sfortunato
Glascock, che a fine anno dovrà ritirarsi
per disfunzioni cardiache: morirà l'anno
successivo dopo una operazione a cuore aperto.
collegamenti su Kalporz:
Jethro Tull - la
Kalporzgrafia