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J.J. CALE
Live (Virgin, 2001)
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di Andrea Presciuttini scrivi un'email

Finalmente un disco dal vivo per J. J. Cale. Certo, lo schivo e taciturno guitar man non deve essere uno che ha fretta di fare le cose, per cui i 30 anni di attesa per un suo live non devono avere stupito o spazientito alcun suo estimatore. L'album si presenta come una raccolta di songs catturate da varie esibizioni, appartenenti tutte al periodo '90-'96, e testimonia fedelmente che sorta di piccolo evento raccolto e gioioso debba essere, per il pubblico, ogni suo concerto. Purtroppo in fase di missaggio si è deciso - forse anche per la parziale disomogeneità di suono tra le diverse esibizioni - di separare tutte le tracce con un fade-out/fade-in del volume, interrompendo la continuità del disco. Ma pazienza, J. J. Cale va preso com'è, non è mai stato un tipo troppo accomodante.

La raccolta è nutrita, 14 semplici canzoni che spaziano nel vasto repertorio del chitarrista, tra cui non mancano i tre pezzi che, portati al successo da altri, lo hanno paradossalmente reso noto ad un vasto pubblico: il tormentone di 'Slowhand' Clapton "Cocaine", la suadente "After Midnight", ancora un successo di Clapton, e la countreggiante "Call Me The Breeze", un pezzo forte dei Lynyrd Skynyrd. L'apertura è affidata ad "After Midnight", suonata da J. J. Cale solamente, che canta quasi sussurrando, con la sua tipica voce un po' nasale e Dylaniana. Segue "Old Man", in cui a chitarra e voce si aggiunge un timido basso, e da "Call Me The Breeze" interviene tutto il gruppo, che si occupa di fornire un'affidabile accompagnamento al modesto leader. Nel disco è presente l'intera gamma di generi e sensibilità a cui il signor Cale ha da sempre attinto: sicuramente c'è del country, ma anche molto blues, spruzzate di rock americano anni '70, un poco di boogie; non mancano i momenti più intimistici ("Magnolia", "Sensitive Kind") anche se, rispetto agli album da studio, essi perdono un poco di delicatezza a favore dell'immediatezza tipica della dimensione live. Nel complesso J. J. Cale si riconferma fautore di quella miscela di generi a lui cara, una sorta di 'country blues'; d'altra parte fin dall'inizio della sua carriera è sempre stato legato a questo genere, e da lui nessuno si aspetterebbe cambi di rotta . Del blues questa musica ha alcuni ingredienti strettamente musicali e qualche modalità espressiva, come ad esempio una specie di pacata trascuratezza necessaria ad esprimere emozioni senza comprometterne la natura delicata; del country c'è un po' l'impostazione, la tradizione americana bianca, ed alcune idee musicali. Fondamentalmente, comunque, dal disco emerge soprattutto ed ancora una volta, del guitar man, lo stile: quello stile di canto e chitarra un po' dimesso, mai urlato, fatto di poche note talvolta solo accennate, che ha affascinato molti tra cui Eric Clapton - il quale ha ammesso di aver imparato molto da J. J. Cale - e che fa parte, con evidenza, del bagaglio musicale di Mark Knopfler, che è quasi un suo alter-ego più performante ed incisivo. Infatti la tecnica chitarristica del leader dei Dire Straits, come anche quella vocale, devono moltissimo a questo grande piccolo uomo della sconfinata provincia statunitense.

In definitiva questo "Live" è un buon disco. Per i fans accaniti di J. J. Cale, quasi un documento impedibile. A chi conosce poco l'artista, invece, consiglierei di procurarsi prima di questo altri suoi bei dischi nel complesso più significativi, come "Grasshopper" (tra i più orecchiabili e riusciti, ed è quasi imbarazzante notare la somiglianza con Knopfler in queste tracce), "5" (raffinato, minimale), o l'antico "Naturally".



Recensioni collegate
Eric Clapton - Reptile
Mark Knopfler - Sailing To Philadelphia


11 settembre 2001


Track list:

1. After Midnight
2. Old Man
3. Call Me The Breeze
4. Sensitive Kind
5. Cocaine
6. Money Talks
7. River Boat Song
8. Living Here Too
9. Mama Don't
10. People Lie
11. Humdinger
12. Thirteen Days
13. Magnolia
14. Ride Me High



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