Finalmente
un disco dal vivo per J. J. Cale. Certo, lo schivo
e taciturno guitar man non deve essere uno che ha
fretta di fare le cose, per cui i 30 anni di attesa
per un suo live non devono avere stupito o spazientito
alcun suo estimatore. L'album si presenta come una
raccolta di songs catturate da varie esibizioni,
appartenenti tutte al periodo '90-'96, e testimonia
fedelmente che sorta di piccolo evento raccolto
e gioioso debba essere, per il pubblico, ogni suo
concerto. Purtroppo in fase di missaggio si è
deciso - forse anche per la parziale disomogeneità
di suono tra le diverse esibizioni - di separare
tutte le tracce con un fade-out/fade-in del volume,
interrompendo la continuità del disco. Ma
pazienza, J. J. Cale va preso com'è, non
è mai stato un tipo troppo accomodante.
La raccolta è nutrita, 14 semplici canzoni
che spaziano nel vasto repertorio del chitarrista,
tra cui non mancano i tre pezzi che, portati al
successo da altri, lo hanno paradossalmente reso
noto ad un vasto pubblico: il tormentone di 'Slowhand'
Clapton "Cocaine",
la suadente "After Midnight", ancora un
successo di Clapton, e la countreggiante "Call
Me The Breeze", un pezzo forte dei Lynyrd Skynyrd.
L'apertura è affidata ad "After Midnight",
suonata da J. J. Cale solamente, che canta quasi
sussurrando, con la sua tipica voce un po' nasale
e Dylaniana. Segue "Old Man", in cui a
chitarra e voce si aggiunge un timido basso, e da
"Call Me The Breeze" interviene tutto
il gruppo, che si occupa di fornire un'affidabile
accompagnamento al modesto leader. Nel disco è
presente l'intera gamma di generi e sensibilità
a cui il signor Cale ha da sempre attinto: sicuramente
c'è del country, ma anche molto blues, spruzzate
di rock americano anni '70, un poco di boogie; non
mancano i momenti più intimistici ("Magnolia",
"Sensitive Kind") anche se, rispetto agli
album da studio, essi perdono un poco di delicatezza
a favore dell'immediatezza tipica della dimensione
live. Nel complesso J. J. Cale si riconferma fautore
di quella miscela di generi a lui cara, una sorta
di 'country blues'; d'altra parte fin dall'inizio
della sua carriera è sempre stato legato
a questo genere, e da lui nessuno si aspetterebbe
cambi di rotta . Del blues questa musica ha alcuni
ingredienti strettamente musicali e qualche modalità
espressiva, come ad esempio una specie di pacata
trascuratezza necessaria ad esprimere emozioni senza
comprometterne la natura delicata; del country c'è
un po' l'impostazione, la tradizione americana bianca,
ed alcune idee musicali. Fondamentalmente, comunque,
dal disco emerge soprattutto ed ancora una volta,
del guitar man, lo stile: quello stile di canto
e chitarra un po' dimesso, mai urlato, fatto di
poche note talvolta solo accennate, che ha affascinato
molti tra cui Eric Clapton - il quale ha ammesso
di aver imparato molto da J. J. Cale - e che fa
parte, con evidenza, del bagaglio musicale di Mark
Knopfler, che è quasi un suo alter-ego
più performante ed incisivo. Infatti la tecnica
chitarristica del leader dei Dire Straits, come
anche quella vocale, devono moltissimo a questo
grande piccolo uomo della sconfinata provincia statunitense.
In definitiva questo "Live" è un
buon disco. Per i fans accaniti di J. J. Cale, quasi
un documento impedibile. A chi conosce poco l'artista,
invece, consiglierei di procurarsi prima di questo
altri suoi bei dischi nel complesso più significativi,
come "Grasshopper" (tra i più orecchiabili
e riusciti, ed è quasi imbarazzante notare
la somiglianza con Knopfler in queste tracce), "5"
(raffinato, minimale), o l'antico "Naturally".
1. After Midnight
2. Old Man
3. Call Me The Breeze
4. Sensitive Kind
5. Cocaine
6. Money Talks
7. River Boat Song
8. Living Here Too
9. Mama Don't
10. People Lie
11. Humdinger
12. Thirteen Days
13. Magnolia
14. Ride Me High