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LIARS
Concerto all'Estragon (Bologna) (14 novembre 2007)
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di Piero Merola scrivi un'email

Gli HTRK vengono dall’Australia. La voce e le atmosfere sono da PJ Harvey sotto MDMA. Il cino-australiano alla chitarra svisa tra effetti e feedback, il bassista propone e ripete lo stesso giro di basso fino alla fine del pezzo, un po’ come i primi Tuxedomoon. Lei fa lo stesso con il tamburo. Brani minimali, ipnotici e monocorde, senza particolari guizzi o variazioni, che si rivelano un buon sottofondo propedeutico.

Anche perché i protagonisti non sono loro, né dopo i toni saranno della stessa natura. Quindi meglio conservare le giuste energie mentali, per la prima data italiana della tornata europea dei Liars. Attesissima.
Perché, difficile negarlo, sono una delle band più significative e originali dell’arido panorama musica attuale.
Perché dal vivo sono una garanzia.
Perché, dopo il primo lp, in tre anni o poco più hanno regalato una scossa con il macabro electro-industrial di “They Were Wrong So We Drowned”, un capolavoro vero con l’angosciante tribalismo di “Drum’s Not Dead” – si sono attestati su buoni livelli con il variegato eponimo della “svolta cantautorale”.
Perché, ciò che suscita maggior curiosità, è da appurare quanto possa incidere questo presunto mood da songwriter preannunciato da Angus - almeno negli intenti - sulle loro performance live, note per una propensione tutt’altro che votata alla moderazione e al controllo dei volumi. Basta poco, pochissimo per ricredersi: l’introduzione sufficientemente tribale e l’entrata in scena del gigantesco Angus Andrew. Incrocio genetico tra Thurston Moore, il giovane Nick Cave dei Birthday Party, suo connazionale a cui i tre devono non poco, e un licantropo. Completamente monocromo, giacca bianca, gilet bianco, camicia bianca, scarpe bianche da ghetto-boy di Brooklyn, calzettone bianco e pantalone bianco che mette in risalto i contorni di un inequivocabile quanto discutibile tanga. Dà l’idea di uno di quei prodotti mentali da visioni Lynch-iana. Non solo nel look, ma per come si agita quasi latrando completamente immerso nelle dissonanze no wave tra primi Sonic Youth e This Heat di “Hold Hands And It Will Happen Anyway”. Sempre dal secondo album, non si potrà sfuggire al funereo industrial di “We Fenced Other House With The Bones Of Our Own” che trascinerà tutti, nessun escluso, nell’invocazione sabbatica “Fly fly, the devil’s in your eye. Shoot, shoot!”.

Un concerto dei Liars a tratti assume i connotati di uno stato di ipnosi collettiva. Non tanto nelle canzoni dell’ultimo album, dall’acerbo shoegaze di “Freak Out” alla psycho-caramella “Pure Unevil” (che Andrew presenta come una lovesong dedicata a vari amici e a Bologna) in cui i demoni evocati rispondono più semplicemente al nome di Jesus & Mary Chain. Suonate, suonate anche molto bene quasi a rivelare quelle doti compositive nascoste dalla furia e dall’instabilità che li ha sempre caratterizzati, come dimostra una “Houseclouds”, rilassata e naif tra madchester e Beck, nel ritornello quanto nell’irresistibile tappeto ritmico costruito da Julian Gross alla batteria e da Aaron Hemphill, duttile chiave di volta dell’inconfondibile architettura sonora del terzetto (oggi quartetto, con un altro chitarrista di sostegno), oltre che risposta indie a Lo Cascio.
Tra le nuove proposte stasera, solo una nevrastenica “Plaster Casts Of Everything” ha la spontaneità irrazionale e il potenziale da assalto supersonico che solo loro, e non a caso è scelta per chiudere prima del bis con l’infervorato Andrew che, oltre alle consuete danze acide, infila il microfono un po’ ovunque prima di lasciarsi cadere tra i piatti. Il resto lo fa un’inaspettata dedizione nell’attenzione riservata al meraviglioso “Drum’s Not Dead”.
Non mancano quelli dedicati alla creatura più cruda e abietta, Drum. Non mancano quelli ispirati a Mt.Heart Attack, il suo lato più etereo e ineffabile. E nella fortuna formula fatta di chitarre dilatate e nervose, echi e riverberi che spingono la voce verso il nulla, spadroneggia ovviamente la peculiarità dell’album, le percussioni, tribali e ossessive. Dalle frustate lancinanti di “Drum And The Uncomfortable Can” – ovvero come gli Einstürzende Neubaten reinterpreterebbero il Pop Group – al loro amalgamarsi nei fragori apocalittici di “Let’s Wrestle Mt.Heart Attack” passando per un’altra esperienza d’ipnosi, “A Visit From Drum”. Le ritmiche del tandem Hemphill/Gross diventano martellanti, inarrestabili, insostenibili, piacevolmente disturbanti. Il delirante Andrew ne è pervaso, nei movimenti da vero posseduto così come nella voce che alterna sospiri, gemiti e virate gutturali al suo peculiare falsetto, che poi di falsetto comunemente inteso avrebbe ben poco. La catarsi di “The Other Side Of Mt.Heart Attack”, incantevole ballad a modo loro, è lo stacco indispensabile per reggere emotivamente dopo quasi un’ora.
L’altra sosta, nel bis, con gli stranianti stridori della lisergica “Be Quiet Mt.Heart Attack” si rivela fugace ed effimera, sfociando in uno degli episodi più allucinati della loro saga. Una lunga scarica di elettricità lungo la schiena con la voce di un Angus completamente perso nelle vesti di inquietante apparizione luciferina, che va a sbattere contro-tempo tra i ritmi convulsi e spigolosi della sconvolgente “Broken Witch”.

Con il rituale conclusivo della trance collettiva in una nuova invocazione, meno sommessa se non urlata visceralmente
“I, I am the boy.
She, she is the girl.
He, he is the bear.
We, we are the army you see through the red haze of blood”

Con quel blood che si ripeterà, cinico e ammonitorio, chissà quante volte, sul palco e nella mente.
Solo quando le orecchie finiranno di fischiare, si potrà provare a riflettere su questi nuovi Liars pseudo-cantautorali.
In definitiva l’impressione, che conferma e anzi consolida quella sulla loro produzione in studio, è che tra vent’anni si potrà dire con orgoglio “Ai miei tempi c’erano i Liars”.

1. hold hands and it will happen anyway
2. drum and the uncomfortable can
3. freak out
4. a visit from drum
5. houseclouds
6. let's not wrestle mt.heart attack
7. pure unevil
8. we fenced other houses with the bones of our own
9. the other side of mt.heart attack
10. plaster casts of everything
------------------------------------------
11. be quiet mt.heart attack
12. broken witch

 

collegamenti su MusiKàl!
Liars - Liars
Liars - Drum's Not Dead
Liars - They Were Wrong, So We Drowned
PJ Harvey - la Kalporzgrafia
Nick Cave - le recensioni
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Jesus & Mary Chain - Psychocandy
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21 novembre 2007




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