Mentre nelle orecchie gravitano ancora in maniera
persistente i suoni e la seducente varietà
stilistica della “DFA Compilation #2”
ecco presentarsi ai nastri di partenza l’esordio
di Lcd Soundsystem alias James Murphy alias 50%
della DFA. Ed è immediatamente un tentativo
di fuga in solitaria: Murphy propone in un doppio
cd tutto ciò che ha finora prodotto. Il
primo volume musicale contiene nove brani inediti
mentre nel secondo cd sono contenuti tutti i singoli
usciti sul mercato dal 2002, compreso “Beat
Connection” che figurava anche sulla mastodontica
tripla antologia.
“Daft Punk is Playing at My House”,
che apre il primo cd, delinea con sufficiente
chiarezza l’ideologia musicale alle spalle
del progetto: una fusione perfettamente riuscita
tra il rock stridente e l’incedere convulso
della dance, con una base persistente e tiratissima
e la voce di Murphy che si fa ora corposa ora
deliziosamente in falsetto. Intervengono a spezzare
l’unità dell’impianto freakerie
percussive ma il brano si trascina via in un inferno
ottundente e coinvolgente. Se l’amore per
gli anni ’80 appare in tutto il suo fulgore
– ma questo si notava anche nel caleidoscopio
edito in coppia con il fido Tim Goldsworthy –
si nota comunque un’urgenza per la rivoluzione
continua di stili e l’assoluta mancanza
di autocelebrazione.
“Too Much Love” ha in sé una
cupezza umorale a pochi passi dall’alienazione;
musica del disinteresse, verrebbe da apostrofarla.
“Tribulations” è una rivitalizzazione
disco per languori dark-pop – da notare
l’effetto eco appoggiato alla voce, ripresa
cocciuta di una moda lanciata, tra gli altri,
da Robert Smith -, “Movement” è
un punk-blues robotico ed incessante, crasi strabiliante
tra memoria e futuro, ipotesi del mondo musicale
che sarà, capace di irrompere in un ritornello
sconvolgente e di trasformarsi (cosa rarissima!!!)
in puro inno, “Never as Tired as When I’m
Waking Up” presenta un pop spastico, a pochi
passi dai sixties e venato di lisergia gentile,
istante onirico subito schiacciato dalla tecnocrazia
monotematica e ipnotica di “On Repeat”,
in rapido passaggio dalla pacatezza bucolica vagamente
hippie alla serialità industriale, sulla
quale Murphy dipana una voce serpeggiante e sprezzante.
L’industria rimarca la sua figura dominante
anche in “Thrills”, nella quale la
voce resa spettro dell’autore si scontra
con rumorismi, battiti metronomici, percussioni
cicliche, per trovare definitiva consacrazione
in “Disco Infiltrator”.
A chiudere il primo cd ci pensa la splendida
“Great Release”, nella quale le delicatezze
pianistiche si vanno a scontrare con la base ritmica
prima che la voce inizi a far sentire la sua presenza
sotterranea, quasi incorporea. In appena nove
brani James Murphy ha dimostrato come si possano
far convivere nello stesso lavoro decenni musicali
oramai iper-digeriti senza per questo essere neanche
minimamente sfiorati dall’accusa di passatismo:
perché tutto ciò che si ritrova
qui dentro, dal punk al pop, dalla dance a sprazzi
di Brian Eno passando per il techno-pop è
già proiettato verso il futuro, e non ha
intenzione di voltarsi indietro.
Del secondo cd appare più semplice parlare:
al suo interno è possibile incontrare nuovamente
la crudeltà sonica e le schizofrenie improvvise
di “Losing My Edge”, la già
citata iperattività di “Beat Connection”,
il punk sfrenato di “Give it Up” e
l’esasperazione rumorosa e urlata di “Tired”.
“Yeah” appare in versione doppia (Crass
e Pretentious Version, come recitano le note di
copertina), mentre tocca a “Yr City’s
a Sucker (Full Version)” mettere la parola
fine su questo lavoro epocale.
Un’ora e mezza di intrattenimento intelligente,
spesso e volentieri addirittura geniale, mai stancante
e meno volte ancora ripetitivo. Era stato annunciato
usando paroloni veramente grossi, e si sa che
spesso e volentieri questa attitudine porta a
cocenti delusioni. Bè, rassicuratevi…non
è questo il caso.