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KEITH JARRETT
La Scala (ECM, 1997, live)
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di Corrado Olmi scrivi un'email

Keith Jarrett - La Scala E alla fine Jarrett si superò… Questo è senz'altro, a tutt'oggi, il suo più bel concerto solista. La struttura di base è simile a quella del Vienna concert, ma l'esibizione alla Scala di Milano è, se possibile, ancora superiore. E' sempre la prima parte ad essere la più interessante: ora oscura, ora più solare, è una lucida e straordinaria illustrazione del pianismo di Jarrett. Concentriamoci a titolo esemplificativo sul finale della lunga prima parte: bisogna fare attenzione al germogliare del tema, alla sequenza di note che, lentamente, vanno a creare la melodia. E poi, infine, godiamocela questa melodia: da accapponare la pelle! Come per certe parti del concerto a Colonia viene da chiedersi: "Ma non l'ho già sentita?" Ovviamente non è cosi: sono creazioni uniche, che nascono in una sera e a volte, per fortuna, possiamo ascoltare e riascoltare a casa. Sono però intuizioni talmente belle che si fa fatica a pensarle come non scritte, frutto di momentanea ispirazione.

26 giugno 2000


Track list:

La Scala Part 1 / La Scala Part 2 / Over The Rainbow



I commenti
 
Paolo 19 marzo 2001
Sono anch'io d'accordo nel considerare il concerto alla Scala il migliore lavoro per piano solo che Jarrett abbia finora pubblicato. Il primo brano mi riporta alla mente un verso ungarettiano che dice:"...poesia è la limpida meraviglia di un delirante fermento...".
La parte prima è a mio avviso il percorso di una catarsi. L'inizio è austero, grave, pieno di solenne dignità. Poi l'aria si incupisce e Keith scende in fondo; con la sinistra scava; con insistenza minimale tormenta i bassi, in una incalzante ricerca del"se", del magma indistinto torbido del fondo dell'animo. La destra è nervosa, a volte violenta; procede a scatti.
E poi la verità, un frammento di slendida marmorea perfetta verità....
Le armonie si susseguono ormai libere dai ceppi e non portano i segni della fatica, del cammino pesante che è stato. Un'afflato di gioia, di aggraziata estasi contemplativa: quasi che il montaliano spiraglio si sia aperto portando all'assoluto, al bello nudo e essenziale, a dare un senso alle cose.
L'epilogo riprende poi le movenze di prima, piu' fosche, quasi a chiudere circolarmente il brano in un tono d' inquietudine esistenziale che attende di attingere ancora all'essenza.


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