E alla fine Jarrett si superò… Questo è senz'altro, a tutt'oggi,
il suo più bel concerto solista. La struttura di base è simile
a quella del Vienna concert, ma l'esibizione alla Scala di Milano
è, se possibile, ancora superiore. E' sempre la prima parte
ad essere la più interessante: ora oscura, ora più solare, è
una lucida e straordinaria illustrazione del pianismo di Jarrett.
Concentriamoci a titolo esemplificativo sul finale della lunga
prima parte: bisogna fare attenzione al germogliare del tema,
alla sequenza di note che, lentamente, vanno a creare la melodia.
E poi, infine, godiamocela questa melodia: da accapponare la
pelle! Come per certe parti del concerto a Colonia viene da
chiedersi: "Ma non l'ho già sentita?" Ovviamente non è cosi:
sono creazioni uniche, che nascono in una sera e a volte, per
fortuna, possiamo ascoltare e riascoltare a casa. Sono però
intuizioni talmente belle che si fa fatica a pensarle come non
scritte, frutto di momentanea ispirazione.
26
giugno 2000
Track
list:
La
Scala Part 1 / La Scala Part 2 / Over The Rainbow
I
commenti
Paolo 19 marzo 2001
Sono
anch'io d'accordo nel considerare il concerto alla Scala
il migliore lavoro per piano solo che Jarrett abbia finora
pubblicato. Il primo brano mi riporta alla mente un verso
ungarettiano che dice:"...poesia è la limpida
meraviglia di un delirante fermento...".
La parte prima è a mio avviso il percorso di una
catarsi. L'inizio è austero, grave, pieno di solenne
dignità. Poi l'aria si incupisce e Keith scende
in fondo; con la sinistra scava; con insistenza minimale
tormenta i bassi, in una incalzante ricerca del"se",
del magma indistinto torbido del fondo dell'animo. La
destra è nervosa, a volte violenta; procede a scatti.
E poi la verità, un frammento di slendida marmorea
perfetta verità....
Le armonie si susseguono ormai libere dai ceppi e non
portano i segni della fatica, del cammino pesante che
è stato. Un'afflato di gioia, di aggraziata estasi
contemplativa: quasi che il montaliano spiraglio si sia
aperto portando all'assoluto, al bello nudo e essenziale,
a dare un senso alle cose.
L'epilogo riprende poi le movenze di prima, piu' fosche,
quasi a chiudere circolarmente il brano in un tono d'
inquietudine esistenziale che attende di attingere ancora
all'essenza.