“Lampo
viaggiatore” (2003) aveva lasciato una
scia luminosissima, dopodiché “Dal
vivo Vol.3” aveva presentato in veste acustica
brani di repertorio vecchi e nuovi: della mancanza
di un nuovo disco di Ivano Fossati non ci si era
neanche accorti. La trilogia dal vivo, oltretutto,
si presenta come un’operazione qualitativamente
senza precedenti nella storia della canzone d’autore
italiana. Dopo tre anni passati senza scrivere
niente, ora esce questo nuovo “L’arcangelo”.
E’ dura dover sostenere il paragone con
un lavoro magnifico come “Lampo viaggiatore”
e un capolavoro come “Dal vivo Vol.3”,
senza parlare di lavori ancora precedenti come
lo sperimentale ma affascinante “Not one
word” o il granitico, ossuto, perfetto “La
disciplina della terra”. E infatti le nuove
composizioni non sempre reggono il confronto.
E’ un disco intriso di un divertimento
leggero, questo “L’arcangelo”.
Un senso di tranquillità ispirativa lo
pervade fra i suoi alti e bassi: lo dimostra in
maniera esemplare un brano scherzoso e lasciato
andare come “La cinese”. Comunque
la stoffa è stoffa, e il genovese ne ha
da vendere, tanta da poter dispensare perle rare
anche in un lavoro sostanzialmente minore come
questo. “Il battito” incarna lo spirito
del disco: arrangiamenti moderni e testi diretti,
ma non per questo superficiali o buttati lì,
anche perché Fossati ormai non ci riuscirebbe
neanche se volesse. “Ho sognato una strada”
e il singolo “Cara democrazia” proseguono
sulla stessa strada, ma con le chitarre in primo
piano, nella scanzonata “Reunion”
sono i fiati a farla da padrone, in “Denny”
un amore omosessuale viene raccontato senza allusioni
dirette né facili espedienti. Il resto
dell’album però sembra scritto e
realizzato con il pilota automatico, e a volte
risulta anche stucchevole, come nel caso di “L’amore
fa”.
Per un disco ben più che accettabile basterebbe
d’altronde la sola “Baci e saluti”,
elegia in pieno stile fossatiano che nasce da
una chitarra e un’armonica tremolanti e
si sviluppa su un arrangiamento finalmente minimale
che lascia parlare parole elusive, ellittiche.
“L’arcangelo” è stato
creato con leggerezza e ironia, e questo si percepisce
chiaramente. Tuttavia, si avverte la sensazione
che la poetica di Fossati raggiunga il suo zenith
quando si fa più oscura, più ermetica,
più sofferta. Magari questo è soltanto
un pregiudizio da sfatare, l’ennesimo in
una carriera tanto ricca quanto cangiante. C’è
tempo, per scoprirlo.
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Ivano Fossati - Lampo
Viaggiatore