Milano
riscopre una vecchia area abbandonata e la dedica all'arte.
Milano per questo debutto veste a festa le vecchie mura con
giochi di luce e dona loro una colonna sonora: Hooverphonic,
La Crus, Benjamin
Diamond ed Howie B.
Proprio i La Crus, gli unici italiani a salire sul palco, stropicciandosi
le mani per il freddo, a Milano debbono anche i propri natali.
Nella notte di febbraio la voce di Joe si diffonde come una
carezza calda, come se pochi amici si stessero stringendo attorno
a lui, umili ed ansiosi di condividere la sua poesia. Ma questi
pochi amici in realtà riempiono completamente lo spiazzo
del concerto, rinforzano il canto di una voce che a poco a poco
riesce a combattere il freddo, si lasciano cullare sulle note
di Cesare e del resto della band, al secolo Max, Paolo e Lagash.
Ampio spazio è dedicato ai brani tratti dall'ultimo album
"Crocevia", un tributo
ai momenti più significativi della musica leggera italiana.
In una conferma alla tradizione dei cantautori, mai dimenticata
dal gruppo, ma anche in un omaggio ad artisti che continuano
a crescere con loro, questa sera è possibile apprezzare
"Estate" di Conte, così come "Tutto fa
un po' male" degli Afterhours:
dopo la quiete e le carezze vellutate, è questa la canzone
che fa venir voglia di correre contro vento. E proprio parlando
di cantautori, non poteva non brillare l'esecuzione di "Un
giorno dopo l'altro" di Tenco, spirito che accompagna la
band fin dagli esordi. "Via con me", singolo di lancio
dell'album, è la più apprezzata della serata,
e "Ricordare" è l'ultimo pezzo eseguito di
"Crocevia", con grande pathos da parte della band.
"Soltanto amore", "L'uomo che non hai" e
"Senza far rumore" sono tra i brani più acclamati
della serata ed i meglio collaudati dal vivo, vista la loro
appartenenza al fortunato "Dietro la curva del cuore",
tuttavia il pezzo che raggiunge il suo culmine nella voce di
Joe ormai avvezza al gelo e nell'ammirazione dei presenti è
"Come ogni volta", tratta dall'album "Dentro
me". Spiazzante è invece "Correre", canzone
frenetica, che da fastidio come il traffico impazzito, che sa
di futurismo e di frenesia di una grande città. Di una
grande città come Milano, che per la durata di qualche
canzone è riuscita a racchiudersi nella poesia, per poi
seguitare a ballare e quindi spegnere le luci del grande ballo.