Orribili capelli cotonati. Gli anni della Milano
da bere, dei giovani rampanti, del pop elettronico
più becero. Gli anni '80, già. Ma
siamo davvero sicuri che fosse tutto lì?
Per i Virginiana Miller, giunti al terzo album
in studio, la risposta è senz'altro negativa:
sono anche gli anni della loro adolescenza, con
tutto ciò che questo comporta.
L'innocenza ed i ricordi di quel periodo finiscono
così nei dodici teneri momenti di "La
verità sul tennis", prodotto da Amerigo
Verardi, ma i Nostri non mancano di gettare uno
sguardo anche alla vita com'è diventata
adesso, alla Vita Adulta.
Un saliscendi di situazioni e di emozioni anima
queste canzoni di pop chitarristico aggraziato
e sottilmente psichedelico (si ascolti la chiusa
di "Rimerende", sequel di quella "Merenderi"
già apparsa nel primo album della band,
"Gelaterie sconsacrate"), accattivante
e coinvolgente soprattutto nella prima parte del
disco, quello perlopiù dedicato alle visioni
adolescenziali.
"La verità sul tennis", "Aerosol"
e "Malvivente" sono un inizio decisamente
bello, tenero nel rievocare immagini nette su
cui fantasticare, dove potersi perdere nei ricordi:
la tennista amata nel silenzio onanista di un
adolescente, i pomeriggi interminabili passati
in casa (tutto di quei momenti torna alla mente,
perfino gli odori) in compagnia della TV, come
nell'ottima "Un'altra sigla per Harlock"
(che immagino diventerà un vero e proprio
cavallo di battaglia dal vivo, con la sua lunga
coda rock), o nella conclusiva "Requiem per
la RAI".
Di fronte a questi suoni aggraziati, decisamente
meno efficaci sembrano essere le canzoni in cui
la prospettiva si ribalta, vale a dire nei momenti
in cui sembra prevalere una visione adulta e un
poco cinica delle cose: la seconda parte dell'album,
inaugurata dalle bizzarrie di "Turing machine",
si fa più rock nei suoni, ma meno fresca,
meno accattivante, come se la magia degli episodi
precedenti fosse stata sepolta sotto uno strato
di disillusione. Un peccato, perché canzoni
un po' enfatiche come "Sesso non protetto",
"Telefilm", "30" e la pur
bella "Abitano la terra" (ispirata da
una fonte alta, il "Profugiorum ab aerumna
libri" di Leon Battista Alberti) vanno a
guastare - ma non del tutto, fortunatamente -
il quadro perfetto dipinto nel resto del disco.
"La verità sul tennis", nonostante
i difetti, è un disco decisamente riuscito,
e i Virginiana Miller si affiancano di diritto
a band come Perturbazione e i desaparecidos Baustelle
(non a caso Francesco e Rachele prestano le loro
voci in alcune canzoni del disco) come i nostri
migliori interpreti di un pop chitarristico per
niente scontato e godibilissimo.
"Non si esce vivi dagli anni '80"?
E chi l'ha detto, scusate?