Fra il maggio e il giugno del 1995 i Blonde
Redhead tornano in studio. Sta per venire
alla luce il loro secondo album. "La mia
vita violenta" si presenta subito come un
album dal forte contenuto citazionista: già
dal titolo, ripreso da Pier Paolo Pasolini, e
in italiano anche nell'originale.
Sulla copertina campeggia uno scenario da corrida
per bambini, all'interno oltre ad un'ironica foto
dei tre - con Kazu impegnata nel difficile compito
di centurione romano - immagini riprese dai film
di Ozu e Oshima, fondamentali autori della "Nouvelle
Vague" nipponica (ma questa non è
una novità, nel primo album si citava un
articolo su Jean-Luc Godard).
La produzione passa direttamente in mano ai Blonde
Redhead, che continuano ad appoggiarsi alla Smell
Like di Steve Shelley, arrivata alla diciottesima
produzione.
Prima novità: i Blonde Redhead sono solo
tre, il basso è stato abbandonato - e quando
è suonato se lo spartiscono Amedeo e Kazu
-. Ma non l'ideologia, come dimostra la straordinaria
"(I am taking out my eurotrash) I still get
rocks off", che evita il cliché del
ritornello dedicando una strofa a Kazu e un'altra
ad Amedeo, con un ritmo che accelera e decelera
seguendo la batteria originale di Simone, fino
a spegnersi nello stiramento della voce di Kazu,
quasi una distorsione aggiunta.
Il secondo brano, "Violent Life", si
apre con le due chitarre impegnate nel solito
gioco ad inseguimento, prima di esplodere nella
bellissima strofa, trascinante e ammaliante nel
ritmo. Di altissimo spessore sono anche "U.F.O.",
con una chitarra molto anni '70 che traccia una
trama soft con aperture orientaleggianti sulla
voce esile di Amedeo mentre l'altra produce solo
distorsione, "I am there while you choke
on me", omaggio ai soliti genitori Sonic
Youth, urlata da Kazu fino allo sfinimento, le
rilassanti "Down Under" e "Young
Neil" - quasi una ripresa di "Girl Boy"
dell'album precedente - e "10 Feet high"
che anticipa le sonorità principali degli
album seguenti.
Particolare e interessante l'uso del sitar -
suonato da Tokchom - in "Harmony", così
come delle tastiere, qui appena accennate e suonate
da Tada Hirano - in seguito sarà lo stesso
Simone Pace ad improvvisarsi pianista -.
L'album si chiude con una canzone dagli intenti
quasi pop, "Jewel", ma sempre adornata
da chitarre distorte e rumorose. Un gioiello,
comunque, come un gioiello è quest'album
suadente, vivo, esplosivo. A pochi passi dal capolavoro.
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Blonde Redhead - la
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