Sappiamo tutti come la fama di Keith Jarrett sia indissolubilmente
legata ai concerti per pianoforte solo: improvvisati, "sentiti",
semplicemente unici. Questo è il più celebre di tutti. Fece
conoscere in tutto il mondo il nome di Jarrett ed è tuttora
uno dei dischi jazz (ma questa definizione gli va stretta) più
venduti di sempre. L'autore, nel corso degli anni, ha più volte
ridimensionato il valore assoluto di quest'opera, non senza
fondamento. D'accordo, i primi 7 - 8 minuti sono un'irripetibile
cascata di note, ma non tutto il disco è così perfetto, pur
rimanendo costantemente su alti livelli. Giustamente ha in ogni
caso fatto epoca, facendo a tutti capire lo straordinario e
"totalizzante" rapporto di Jarrett con il pianoforte, al di
fuori di qualsiasi classificazione. Pare che il pianoforte,
quella sera a Colonia, non soddisfacesse pienamente Jarrett
per quanto riguardava l'accordatura: non si può dire che Keith
non abbia fatto di necessità virtù...
26
giugno 2000
Track
list:
Part
I / Part II a / Part II b / Part II c
I
commenti
Raffaella 23 luglio 2003
Concerto
a Roma 22 luglio 2003
Sono stata al concerto di Keith Jarrett ieri
sera, all'Auditorium di Roma.
Mi sono seduta in poltrona e ho cominciato
a fremere.
Il pubblico sprizzava energia, calore, emozioni.
Ho avuto la pelle d'oca alla prima nota, mi
è passata all'ultima...
Una musica inebriante, coinvolgente, che ho
sentito sulla pelle, nell'anima, nel cuore.
Una musica, quella di Jarrett, leggera, note
che sfiorano gli strumenti, lui i tasti del
piano, Peacock quelli del basso, De Johnette
la batteria...
Una musica quasi eterea, intoccabile, ma che
si fa sentire, impalpabile come l'aria ma
toccante come una brezza, chiara, limpida.
L'Auditorium, nella sua maestosità,
ha fatto da sfondo all'artista in modo eccellente;
acustica alla soglia della perfezione, un
soffitto stellato di luci, un palco e una
sala elegante, gentile, fine.
Tutto è stato perfetto: Keith Jarrett
per primo.
E al termine, un'apoteosi: il pubblico in
piedi, uno scrosciare di applausi senza fine,
il bis concesso tre volte, un pubblico incredulo
di fronte a tanta bravura.
Ed io oggi, ancora con le sue note addosso...
per sempre con un ricordo dentro, di un grande
concerto, di grandi emozioni.
Raffaella, Roma.
Ragnetta 22 luglio 2003
Una
perfetta e toccante simbiosi tra IL pianista
e il suo pianoforte.
Gino 29 giugno 2002
Senza togliere nulla ad altri suoi lavori,
e/o ad altri pianisti
jazz, considero questa opera una lezione unica
di come si suona veramente il
pianoforte, ascolto questo disco da ormai
20 anni e credo non smetterò mai
di ascoltarlo.
big boss 14 giugno 2002
jarret suona il piano come maradona giocava
a pallone