Primo concerto italiano di Knopfler,
assente nel Belpaese da otto anni e molto atteso
anche grazie al recente album solista, molto ricco
di spunti. Il pubblico che affolla la lunga e apparentemente
stretta piazza bresciana è composto da molti
giovani, perlopiù tra i 20 e i 30, a dispetto
di chi considera Knopfler solo come uno dei tanti
dinosauri ancora inutilmente celebrati. Ma va specificato
che anche di 40-50enni non ne mancano... Alle 21:15
puntualissimi salgono Mark (sinceramente non porta
bene i suoi 52 anni) e la sua folta band. Sul palco
sono in 7 distinti signori: ben due chitarre di
accompagnamento (di cui una spesso e volentieri
si calerà in assoli slide molto country)
e due tastieristi (tra cui il fedelissimo Guy Fletcher,
dai Dire Straits). Il concerto parte, il volume
audio è piuttosto moderato, e sotto un cielo
ancora luminoso scivola "Calling Elvis",
più lenta e dilatata dell'originale, piuttosto
country e caratterizzata da marcate alternanze forte
/ piano. Versione calma ed eterea in cui Mark a
dire il vero non appare da subito in formissima,
chissà forse la cena è ancora da smaltire.
Segue pimpante "Walk Of Life", resa un
poco più folk dal contrabbasso e da una fisarmonica
imbracciata dall'arzillo tastierista più
anziano, e poi "What It" Is completa di
violino (molti membri del gruppo sono polistrumentisti),
introdotta da un breve intermezzo ancora folk in
puro stile Knopfler-soundtrack. E' dopo i primi
tre pezzi che Mark, la band ed il pubblico, finalmente
caldi, ingranano con decisione e la serata decolla
(verso Philadelphia?). Mark colpisce al cuore con
"Romeo And Juliet" e "Sultans Of
Swing", due enormi classici del passato resi
freschissimi da un'esecuzione veramente toccante.
E' evidente che l'aver temporaneamente sciolto i
Dire Straits non ha fatto del male alla musica di
Mark, anzi: ora è meno legata all'esigenza
di suonare asettica e performante come forse era
nel corso dell'ultimo tour ('92 - '94) e conseguente
album live degli Straits, ma non per questo manca
di una certa verve e di precisione. La nuova band
è calda, raccolta e rilassata così
come Knopfler, che tra un pezzo e l'altro si permette
di fare anche battute e di inscenare qualche divertente
siparietto. Il nostro fa sfoggio di tutto il suo
famoso e notevole parco-chitarre, e il concerto
prosegue a ritmi tranquilli con alcuni pezzi della
fase solista, come il folk "Done With Bonaparte",
con violino fisarmonica e bouzouki - è da
notare che anche Guy Fletcher all'occorrenza imbraccia
la chitarra. Seguono il semplice rock chitarroso
di "Who's Your Baby Now", il funky-blues
minimale di "Balooney Again", l'ipnotico
folk-blues di "Junkie Doll" con lunga
coda solistica, la martellante ed epica cavalcata
di "Speedway At Nazareth", il corposo
e convincente blues-rock di "Wag The Dog":
nulla di veramente nuovo rispetto al passato, comunque
bei pezzi, e la band li sa rendere bene, all'occorrenza
anche dilatandoli e inframmezzandoli con introduzioni
o code inedite, così come avveniva con i
Dire Straits. Il pubblico trae evidente godimento
ad ogni giochetto chitarristico di Mark, che si
destreggia agile, apparendo chitarristicamente in
forma. E con "Telegraph Road" si ha la
netta sensazione di essere di fronte ad un eroe,
o forse ancora più di fronte ad un mago senza
tempo che con uno stile fatato sa far rinascere
le preziose emozioni che ce lo hanno reso caro negli
anni, è musicalità che diventa vita,
è un sottile modo di essere. I bis sono tanti,
e la folla ormai è ingorda, trattiene il
suo idolo generoso con prepotenza. Esecuzioni allo
stato dell'arte per "Brothers in Arms"
e "Money For Nothing" (frizzante anche
grazie ad un arrangiamento a tratti quasi dance),
poi la nostalgica "So Far Away" in cui
Mark saluta con la mano tutta la piazza, sincero
e contento. Non poteva mancare l'arrivederci strumentale
di "Going Home": soli, Mark e Guy a mettere
il punto alla serata.
Knopfler si è liberato, abbandonando il progetto
dire Straits, della pesantezza del music business,
e ora fa ciò che vuole: suonare le sue canzoni
come più gli piace, con chi vuole, quando
vuole, e basta. I nuovi pezzi dal vivo sono convincenti,
quelli vecchi forse non lo sono mai stati come ora:
intendiamoci, non c'è più l'energia
olimpica di "Alchemy", ma l'equilibrio
e l'espressività con cui sono stati eseguiti
i 'classici'...: per certi versi è stato
come riscoprirli.
...E così ci tocca accorgerci che è
proprio finito, siamo tutti un po' tristi, ma la
band ha fatto le sue 2 ore abbondanti di onestissimo
concerto, ed il vino era buono: il ricordo del suo
sapore ci accompagnerà per molto tempo ancora.
stefano stefanocaparrotta@inwind.it27 ottobre 2001
IO
AMO MARK CON O SENZA I DIRE STRAITS!!!!!!!
VENDO COMPRO E SCAMBIO MATERIALE KNOPFLERIANO.
CIAO
diddiesse 19 ottobre 2001
Lucca,
Piazza Napoleone 7 Luglio 2001; Roma, Centralino
del
Foro Italico 8 Luglio 2001. Ricorderò
queste date per tutta la vita.
cisco 17 settembre 2001
........sultans
of swing,brothers in arms,on the
night..........sailing to philadelphia.é
questo il titolo del nuovo cd
di mark knopfler, ex-leader dei dire straits.dopo
tutto questo tempo di
silenzio é tornato...il suo tocco
inconfondibile la sua voce magnifica
in nuovo tour: "siling to philadelphia".andate
a vedere almeno uno dei
suoi concerti e non ve ne pentirete!!!
MakingMovies 5 settembre 2001
Seguo i Dire Straits e Mark knopfler da
piu di 10 anni, la musica di questo artista
é sempre una scoperta, in ogni esibizione
live riesce a dare sempre qualcosa di nuovo.
Io ero a Roma l'8 luglio e posso dire che
quel giorno lo ricorderó per sempre!
MITICO MARK!
johnny free 14 agosto 2001
knopfler riesce a fondere emozioni e musica
in un unico caldo abbraccio di ritm&blues
enzo cotrona 15 luglio 2001 Sono
stato al concerto di Mark a Brescia.
Grande classe,feeling...grande musicista
in assoluto:Speedway at nazareth ha ammaliato
tutti un finale strumentale che suggella
l'Arte di Knopfler.
Sempre con lui.
Gordonzzeta@libero.it
14 luglio 2001
Ho
visto il concerto di Roma,non ho mai visto
un musicista così amato e trattenuto
dal pubblico,ancora più eccellente
per rafinatezza e puro piacere di suonare
senza dover dimostare più nulla