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KING CRIMSON - Concerto a Gardone Riviera (21 giugno 2000)

di Matteo Cavallari

King Crimson - Concerto a Gardone Riviera Quando un gruppo rock incide un solo album degno di nota, si parla di "meteore"; quando un gruppo rock concentra la propria migliore produzione in un preciso e limitato periodo temporale, si parla di "gruppi storici". Quando un gruppo per oltre trent'anni si trova all'avanguardia per quanto riguarda la ricerca di nuove sonorit� e nuove suggestioni, allora si sta parlando dei King Crimson. A partire dai tardi anni '60, questa band ha attraversato i lustri mutando continuamente forma e contenuto, pur mantenendo un'anima coerente e ben definita, incarnata nella figura dell'introverso e geniale chitarrista Robert Fripp. Le occasioni di vedere questo gruppo dal vivo in Italia sono piuttosto sporadiche, e anche quest'anno la tourne� nella nostra penisola si limita a quattro date. Sicuramente l'appuntamento che sulla carta prometteva la maggior "dose" di emozioni era quello al Vittoriale degli Italiani, sul lago di Garda; cos� � stato. I quattro musicisti si sono presentati quasi puntualmente sul palco dell'anfiteatro della casa-museo dannunziana; nessuna scenografia, nessun "fumettone" da sopravvissuti del "progressive": alle loro spalle, solo gli ultimi raggi di sole che si spegnevano sulle acque del lago per lasciar posto alle luci artificiali della riviera gardesana. Un contesto naturale davvero affascinante per uno spettacolo assolutamente trascinante. La line-up � la stessa dell'ultimo album, "The Construkction of Light", di cui vengono presentati alcuni pezzi, a dire il vero meno ostici e pi� "orecchiabili" dal vivo che su CD. Chi si aspetta di ritrovare in concerto le sognanti e "progressive" note di "Epitaph" o "Lizard" non pu� che rimanere deluso; da anni ormai i Crimson propongono un repertorio che nulla concede a facili nostalgie che per molti altri gruppi storici costituiscono ormai l'unica fonte di reddito. Oltre ai gi� citati episodi tratti dall'ultima fatica del gruppo, vengono riproposti alcuni brani del penultimo album, tra cui la suggestiva "One time", e molti cavalli di battaglia dei tardi anni '70 e '80, come "Elephant Talk". Adrian Belew, cantante-chitarrista della band, si rivela ormai il vero alter ego di Robert Fripp, con cui intreccia finissimi e complessi riff di chitarra, andando cos� a creare un impasto sonoro dalla potenza travolgente. Con la sua voce a tratti sguaiata, Belew si rivela il vero trascinatore della serata. Alle sue spalle, la precisione "digitale" della sezione ritmica, formata da Trey Gunn, il quale sembra maltrattare con poderose e sapienti "manate" il suo "touching bass", e Pat Mastellotto, dalla cui V-Drum escono sonorit� violente e dal sapore industrial. Al di sopra di tutti, il timido "burattinaio" Robert Fripp, rigorosamente seduto sul suo sgabello e voltato per tre quarti verso il pubblico, tesse gli incredibili paesaggi sonori che contraddistinguono il "suono Crimson"; dalla sua "Les Paul" provengono suoni di pianoforte, Rhodes, archi, che non fanno certo rimpiangere la presenza sul palco di una tastiera. E per chi pensasse che i King Crimson senza la corrente elettrica sono perduti, ecco nella seconda parte della serata comparire sul palco il solo Belew con una chitarra acustica, con cui esegue un'energica "Three of a perfect pair". Il gran finale vede l'intero gruppo alle prese con una cover illustre: una versione "crimsoniana" di "Heroes". Due ore di concerto non certamente "facili", ma indubbiamente preziose per quanti hanno ancora fame di creativit� ed ispirazione nel bolso mondo del rock. Una nota di mondanit�: tra il pubblico erano presenti anche i "nostrani" Bluvertigo; per quanto Morgan e soci risultino ai pi� la quintessenza della presunzione, in queste occasioni anch'essi riescono a trovare l'umilt� necessaria per apprezzare un gruppo che ha ancora molto da dare.

 

26 giugno 2000

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